A- A+
Esteri

Di Gian Paolo Calchi Novati

L’ipotesi peggiore è stata scongiurata. Dopo un rinvio, le elezioni in Nigeria si sono svolte in condizioni quasi regolari. Non sono mancate violenze e carenze organizzative ma le pecche non sarebbero tali da mettere in dubbio il risultato complessivo. Un insuccesso della Nigeria sarebbe stato e sarebbe una disfatta per tutta l’Africa. La vittoria di Mohammadu Buhari dovrebbe avere, almeno nell’immediato, un effetto stabilizzante. Per due motivi: ha spazzato via con il voto i dubbi sulla “legittimità” della candidatura del presidente uscente Goodluck Jonathan alla luce della norma non scritta sull’alternanza fra un presidente cristiano del Sud e un presidente musulmano del Nord e ha dimostrato che in Nigeria il sistema ammette un ricambio di partiti e di personalità. Per un paese quasi in guerra non è poco.

Jonathan ha riconosciuto immediatamente la vittoria di Buhari: 15 milioni di voti contro 13, pochi nella somma totale in un paese di 170 o 180 milioni di abitanti, sia pure con molti minori. Le contestazioni sarebbero state sicuramente più facili se si fosse imposto il partito al potere e se l’attesa della parte musulmana della nazione fosse andata delusa come nel 2011. Anche per i contenuti, ovviamente, è più facile sperare in una svolta positiva da chi rappresenta il (quasi) nuovo che non da chi si portava dietro, a torto o a ragione, tutte le colpe di una situazione generale largamente insoddisfacente.

La minaccia rappresentata da Boko Haram per la tornata elettorale, ma non solo, non è ovviamente sparita per incanto. Era e resta l’ostacolo fondamentale per poter affrontare in modo costruttivo i rimedi di cui la Nigeria ha bisogno. Una presidenza musulmana ha più possibilità di levare l’acqua in cui nuotano i jihadisti ma potrebbe invelenirli ulteriormente perché la loro propaganda non potrà più addebitare per principio a un governo “cristiano” dell’odiato Sud  le tante insufficienze di governance ed equità che in qualche modo alimentano un potenziale bacino di consenso e reclutamento per l’insorgenza. Il sistema di potere nel suo insieme non ha più alibi.

Ovviamente, un’elezione – che, per di più. ha mobilitato effettivamente una minoranza degli aventi diritto al voto e una minoranza ancora più bassa della popolazione nigeriana nel suo insieme – non basta a colmare tutte le lacune. La più grande economia del continente convive con enormi disparità di trattamento delle regioni e dei diversi spicchi della società in base appunto alla residenza ma anche e soprattutto alla condizione sociale. Il Nord e soprattutto il Nord-Est non può aspettarsi una “rivincita” immediata perché una sterzata volta solo a dar ragione di un voto, sul piano economico e, aspetto ancora più delicato e controverso, in termini di cultura politica, potrebbe provocare strappi altrettanto destabilizzanti.

Se alla base del rinvio delle elezioni dal 14 febbraio al 28 marzo c’era anche la condizione di “insicurezza” nella parte del paese dove è più diretta l’azione di Boko Haram, la versione ufficiale è che in queste settimane i ribelli sono stati sloggiati da una porzione significativa del territorio sotto il loro controllo. Con tutte le riserve d’obbligo in questi casi, le forze della repressione hanno sicuramente fatto dei progressi. Anche questa mezza vittoria, però, ha il suo risvolto problematico. L’offensiva di contenimento e respingimento sarebbe stata opera soprattutto di truppe non nigeriane (di Ciad, Camerun e Niger, tutti paesi percepiti come longa manus della Francia) e di “volontari” di difficile classificazione. Le carenze dell’esercito nigeriano sono un varco per influenze che da un altro punto di vista menomano la sovranità della Nigeria. Anche qui Buhari ha un compito tutt’altro che semplice. Nella campagna elettorale, il candidato del partito d’opposizione aveva espresso riserve su quella cessione di responsabilità.

Il dosaggio fra misure “securitarie” e procedure per ravvivare la concordia nazionale è un’opzione di cui si parla molto in Nigeria, anche per le pressioni delle autorità delle maggiori fedi religiose, ma finora tutto è rimasto sulla carta o relegato ai buoni propositi. Un precedente che potrebbe ispirare la Nigeria è quello dell’Algeria della prima presidenza Bouteflika. La “territorializzazione” del conflitto in Nigeria non ha la stessa natura che alla fine ha permesso un accordo in Sudan, D’altra parte, le interferenze dei paesi vicini, ufficialmente, sono un  aiuto contro i “ribelli” e non un sostegno a loro vantaggio, come avveniva o avviene nel Congo di Kabila. L’eventuale intento predatorio potrebbe essere solo un sospetto di chi pensa male.

La prima scelta strategica che Buhari deve affrontare è proprio fra l’opzione nazionale e l’opzione globale. Porsi sotto l’ombrello della war on terror ha dato e può dare alla Nigeria più forza sul piano militare. Riportare il conflitto nel suo ambito interno, con tutte le peculiarità che appartengono alla storia e alla geografia della Nigeria, ovviamente non confondibili con quella del Mali o della Somalia, avrebbe il vantaggio di far leva sulla forza d’attrazione della “nigerianità”, che si è rivelata in tante circostanze un deterrente a lacerazioni e frammentazioni irreparabili.

 
Da ispionline.it

Tags:
nigeriaboko haramelezioniislamicoterrorismo
in evidenza
Iodio, non solo nell'aria di mare Come alimentarsi correttamente

La ricerca sfata i luoghi comuni

Iodio, non solo nell'aria di mare
Come alimentarsi correttamente

i più visti
in vetrina
Bollette Luce e Gas, in arrivo i rincari d’autunno: ecco come difendersi

Bollette Luce e Gas, in arrivo i rincari d’autunno: ecco come difendersi


casa, immobiliare
motori
Citroen protagonista alle “giornate europee del patrimonio”

Citroen protagonista alle “giornate europee del patrimonio”


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.