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Nigeria, studentesse in mano ai terroristi: la testimonianza

“Sono entrati nella nostra scuola e ci hanno fatto credere che erano soldati”, hanno raccontato Amina Sawok e Thabita Walse, due delle 233 studentesse rapite in Nigeria dai ribelli. “Hanno cominciato a sparare e hanno appiccato il fuoco alla scuola. Hanno ucciso le guardie di protezione della scuola”

Proprio mentre il presidente nigeriano, Goodluck Jonathan, annuncia di aver chiesto aiuto a Barack Obama per la liberazione delle 233 studentesse rapite il 15 aprile dal gruppo islamista Boko Haram, un quotidiano nigeriano ha pubblicato un’intervista con due ragazze riuscite a fuggire agli islamisti.

Le due liceali hanno anche descritto come furono catturate: “Sono entrati nella nostra scuola e ci hanno fatto credere che erano soldati”, hanno raccontato Amina Sawok e Thabita Walse, al The Punch. “Indossavano divise militari: quando abbiamo scoperto la verita’ era troppo tardi e non abbiamo potuto fare molto. Gridavano, erano maleducati. Ecco perche’ abbiamo capito che erano ribelli. Poi hanno cominciato a sparare e hanno appiccato il fuoco alla scuola. Hanno anche sparato alle guardie armate di protezione della scuola”. Le due studentesse hanno raccontato anche la fuga dal camion che le trasportava: “Il nostro veicolo aveva un problema e si e’ dovuto fermare. Ne abbiamo approfittato per cominciare a correre e ci siamo nascoste nei cespugli. Ora sto bene, sono forte fisicamente. Ma non posso gioire perche’ le mie amiche e compagne di classe sono ancora in mano ai terroristi”.