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Esteri
NordCorea, Trump teme la reazione di Pyongyang

L’accelerazione alla crisi è stata una intervista rilasciata dal Capo di Stato Maggiore della U.S. Air force, David Goldfin ad un giornalista, Marcus Weisgerber, della rivista specializzata ed autorevole del settore, Defense One subito ripresa dalla emittente televisiva Fox News, molto vicina al Presidente Donald Trump.

 L’alto ufficiale statunitense è stato poi smentito dalla portavoce della U.S. Air force, ma questo vuol dire poco perché potrebbe trattarsi di una tattica voluta.

Nello specifico Goldfin ha riferito di una preallerta per agire in 24 ore presso la più grande base di B52, quella di Barksdale, nel nord-ovest della Louisiana e questo dopo che già la Marina Usa è in stato di allerta da agosto nel Pacifico.

Qualche ora fa lo stesso Primo Ministro giapponese Itsunori Onodera ha dichiarato che il livello della pericolosità nell’area è molto alto ed è a un punto critico.

La situazione tra Usa e Corea del Nord sta dunque volgendo in queste ore verso una crisi preoccupante e questo non per il peso intrinseco dello stato asiatico che di per sé è limitato ma per tre fattori che rendono la situazione molto pericolosa e sottovalutata nelle cancellerie occidentali: il primo è che la Corea del Nord è un paese atomico e che ha la possibilità di colpire i suoi avversari, compresi gli Usa, sul loro territorio, il secondo è che dietro la Corea ci sono Cina e Russia e cioè due giganti mondiali e il terzo è la natura caratteriale poco incline ai compromessi dei due leader Usa e coreano.

Un altro elemento è la tensione storica tra Giappone e Cina che in realtà non si mai sopito.

Questo fa del caso Corea una specie di Danzica di una possibile Terza Guerra Mondiale.

E da questa estate che Pyongyang e Washington sono in pericolosa contrapposizione e domenica il Presidente Usa Donald Trump -secondo Goldfin-ha messo in pre-allarme una quarantina di bombardieri nucleari strategici B52 (14.00 km di autonomia), evento che non si verificava dal 1991, cioè dalla guerra fredda.

Per essere efficace, un attacco preventivo, deve distruggere completamente la possibilità di reazione del nemico e quindi deve essere per forza di natura nucleare,  ma la Cia non è sicura che i B52 possano riuscire in questo compito e la rappresaglia nord coreana potrebbe provocare, con un ordigno nucleare di  100 kilotoni (la Corea del Nord ne possiede ben 60),  secondo una simulazione, 440 mila vittime se la città prescelta fosse Busan nella Corea del Sud, 320 mila se fosse Seul, la capitale e 330 mila se fosse San Francisco, negli Usa.

Sono ore convulse in cui Trump, come nel suo stile, cerca di tagliare fuori la burocrazia militare e parlare direttamente con il Pentagono, ma la Russia e la Cina non stanno a guardare. Putin, che pure è amico personale di Trump ma nemico degli Usa è avvelenato per le sanzioni che l’Occidente gli ha imposto e la Cina è il “nemico naturale” americano nel Pacifico, proprio come il Giappone nella seconda guerra mondiale.

Kim Jong-un, il leader nord-coreano, ha minacciato più volte l’utilizzo diretto di armi nucleari sia su basi americane nel pacifico, sia sulla costa occidentale degli Stati Uniti, mettendo in preallarme la California. Il combinato disposto della capacità nucleare coreana, dei potenti suoi amici alle spalle fa e del carattere emotivo dei due leader Usa e coreano fanno temere il peggio.

 

 

 

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