XXI pacchetto di sanzioni alla Russia, l’Ue trova l’intesa dopo settimane di tensioni
L’Unione europea ha raggiunto un accordo sul nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ma soltanto dopo un lungo braccio di ferro tra gli Stati membri che, fino all’ultimo, ha fatto temere il fallimento dell’intesa. A sbloccare lo stallo è stata la Grecia, che ha ritirato il veto dopo aver ottenuto una deroga destinata a tutelare il proprio settore marittimo: Atene potrà infatti continuare, almeno per il momento, a trasportare gas naturale liquefatto (GNL) russo verso Paesi extra Ue.
Cosa prevede il 21° pacchetto di sanzioni contro Mosca
Quello approvato dagli ambasciatori europei è il ventunesimo pacchetto di misure restrittive varato dall’inizio della guerra in Ucraina, scoppiata nel febbraio 2022. Il testo definitivo, tuttavia, è il risultato di una lunga mediazione e risulta meno incisivo rispetto alle intenzioni iniziali di Bruxelles, a conferma di quanto gli interessi economici nazionali continuino a influenzare le scelte comuni nei confronti della Russia.
L’accordo evita però uno degli scenari che la Commissione europea considerava più delicati: l’aumento automatico del tetto al prezzo del petrolio russo. In base al meccanismo previsto prima dell’escalation della crisi in Medio Oriente, il limite sarebbe dovuto passare da 44 a 58 dollari al barile. Una prospettiva che Bruxelles riteneva controproducente, perché avrebbe alleggerito la pressione economica sul Cremlino proprio mentre Kiev sta registrando nuovi avanzamenti sul fronte militare.
L’intesa raggiunta congela quindi il price cap a 44 dollari al barile per i prossimi dodici mesi, evitando che eventuali oscillazioni del mercato energetico possano tradursi in maggiori entrate per Mosca. “Congeliamo per un anno l’adeguamento del tetto al prezzo del petrolio, così la macchina da guerra russa non potrà beneficiare degli shock di mercato”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Il pacchetto amplia inoltre la lista delle navi appartenenti alla cosiddetta “flotta ombra”, utilizzata dalla Russia per aggirare le restrizioni sul commercio di greggio e, secondo Bruxelles, anche per operazioni riconducibili alla guerra ibrida. Oltre seicento imbarcazioni risultano già escluse dall’accesso ai porti e ai servizi europei.
Le nuove misure riguardano anche istituti bancari russi, piattaforme per lo scambio di criptovalute e di petrolio, componenti militari recuperati sul campo di battaglia e più di 250 persone fisiche e giuridiche accusate di sostenere l’offensiva militare, alimentare la propaganda del Cremlino o favorire l’elusione delle sanzioni.
L’approvazione mette così fine a settimane di negoziati particolarmente complessi, durante i quali numerosi governi hanno lavorato per modificare o eliminare le disposizioni considerate più penalizzanti per i rispettivi interessi economici.Tra le misure eliminate figura il divieto alle importazioni di prodotti ittici russi, soprattutto merluzzo, accantonato dopo le obiezioni presentate da Portogallo e Germania.
Anche la proposta di vietare l’ingresso dei militari russi nell’area Schengen è stata fortemente ridimensionata. Il testo finale si limita infatti a prevedere l’impegno degli Stati membri a proseguire il confronto su una possibile futura applicazione della misura, dopo le perplessità espresse soprattutto da Francia e Italia riguardo agli oneri amministrativi e ai profili giuridici per le autorità consolari.
Il veto della Grecia e il compromesso sul GNL
A rallentare più di tutti il via libera al pacchetto è stata la Grecia, che vanta la più grande flotta mercantile al mondo. Atene chiedeva di rivedere il divieto, introdotto con il precedente pacchetto di sanzioni, sul trasporto di GNL russo verso Paesi extra Ue dopo gennaio 2027. Una posizione sostenuta anche da Dynagas, compagnia dell’armatore greco George Prokopiou, secondo cui lo stop avrebbe penalizzato il settore marittimo europeo senza incidere realmente sulle entrate di Mosca.
Dopo settimane di confronto, la Grecia ha ritirato il veto in cambio di una deroga che consente di continuare il trasporto di GNL russo verso clienti extra Ue per i contratti firmati prima dell’invasione dell’Ucraina, nel febbraio 2022. La misura sarà riesaminata ogni anno, lasciando ad Atene la possibilità di chiedere un’eventuale proroga.
Dal negoziato esce rafforzata anche l’Austria. Gli Stati membri hanno infatti accettato di valutare la richiesta di Vienna di riconsiderare le sanzioni contro Rasperia, società inserita nella blacklist Ue, per compensare le perdite da 2,1 miliardi di euro subite da Raiffeisen Bank International in Russia. Una posizione che, a differenza dello scorso anno, ha trovato maggiore apertura tra i partner europei.

