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John Kerry

Con un'ennesima mossa provocatoria, la Corea del Nord ha negato oggi l'accesso ai lavoratori sudcoreani nel complesso di Kaesong, una zona industriale comune operativa dal 2004, finanziata dalle autorita' di Seul e unico esempio rimasto di cooperazione economica inter-coreana. Pyongyang ha impedito l'accesso all'area, situata sul suo territorio a una decina di chilometri dalla frontiera, consentendo unicamente ai sudcoreani presenti nel complesso di attraversare la frontiera: in quel momento c'erano in turno piu' di 850 sudcoreani, ma solo pochi di loro sono finora riusciti a rientrare.

Non e' stato precisato quanto a lungo durera' la chiusura: l'ultimo episodio analogo risaliva al marzo 2009, una protesta per una delle tante esercitazioni militari congiunte tra Seul e gli Stati Uniti, ma dopo 24 ore si era gia' concluso. Il parco industriale di Kaesong, dove 123 imprese sudcoreane danno occupazione a oltre 53.000 nord-coreani, rappresenta una manna per entrambi i Paesi: il Sud capitalista utilizza la manodopera estremamente a buon mercato (salari mensili che non superano i 70 dollari al mese); il Nord comunista, che si appropria di parte dei salari dei lavoratori e affitta gli spazi alle imprese sudcoreane, ricava annualmente circa 2 miliardi di dollari in valuta pregiata. La sua importanza e' tale che in genere nemmeno le ricorrenti tensioni tra i due Paesi hanno interessato in maniera significativa le sue attivita'. Il portavoce del ministero sud-coreano per la Riunificazione, Kim Hyung-suk, ha definito l'accaduto "davvero deprecabile", e ha sollecitato il Nord a riaprire gli accessi "immediatamente". Poi, il ministro della Difesa, Kim Kwan-jin, ha fatto sapere che sta considerando tutte le opzioni, compresa quella militare, per risolvere la crisi dei lavoratori sud-coreani rimasti all'interno del polo industriale.

L'ingresso vietato ai sudcoreani non e' stato del tutto a sorpresa, perche' gia' sabato la Corea del Nord aveva minacciato di chiudere il complesso industriale nell'ambito della belligerante retorica contro Usa e Corea del Sud che va avanti ormai da giorni. Seul ha detto che domani provera' nuovamente a inviare i suoi uomini, chiedendo l'accesso con la consueta telefonata. Intanto la Russia "preoccupata" parla di situazione "esplosiva" che potrebbe degenerare anche solo "per un errore umano o un problema tecnico". Appelli alla moderazione sono arrivati anche da Pechino: "Non vogliamo nessuna guerra o situazione di caos nella penisola coreana" ha detto il vice-ministro degli Affari Esteri Zhang Yesui.

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