
L’inizio delle udienze del nuovo processo per l’omicidio della giornalista Anna Politkovskaya è fissato per il 21 luglio, ma il tribunale di Mosca che deve celebrarlo non riesce a formare la giuria popolare che dovrà giudicare i cinque imputati. Servono 12 giurati, più due “di riserva”, e il primo tentativo di formare il collegio è andato a vuoto, naufragato tra una raffica di rifiuti. Paura di venire coinvolti in un affare con troppi lati oscuri? Timori di rappresaglie? Secondo l’avvocato dell’ex agente dell’Interno Sergei Khadzhikurbanov, uno degli imputati – riferisce il servizio russo della Bbc – le difficoltà sono piuttosto dovute alla stagione estiva, con la gente in vacanza o in dacia, in campagna. Teoria che convince poco. I giurati tra l’altro vengono selezionati “a regime chiuso”, mentre il processo sarà a porte aperte.
Gli imputati sono tre fratelli ceceni, Ibrahim e Dzhabrail e Rustam Makhmudov (quest’ultimo era latitante durante il primo processo), un loro zio, Lom-Ali Gaitukaiev, e l’ex poliziotto Sergei Khadzhikurbanov. Sono chiamati a rispondere dell’uccisione, dall’organizzazione all’esecuzione, il 7 ottobre 2006, nell’androne del condominio moscovita dove abitava Politkovskaya. Ma in tutti questi anni non è mai stata fatta luce sul mandante dell’omicidio e le voci di uno sviluppo in tal senso non hanno mai portato a fatti concreti.
