Punti chiave
- Senato Usa approva risoluzione per limitare poteri di Trump in guerra Iran
- Mosca: "Pronti ad aiutare il negoziato tra Iran e Stati Uniti"
- Media, Trump parteciperà al vertice G7 dei leader di giugno in Francia
- Trump: "Concluderemo presto il lavoro, l'Iran non avrà armi nucleari"
- Nyt, Usa e Israele volevano al potere in Iran l'ex presidente Ahmadinejad
- Teheran: "Abbiamo abbattuto già un F-35, tante sorprese se guerra ritorna"
- Teheran: "Spudorata bugia che scuola Minab fosse dentro base missilistica"
Il Senato degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione sui poteri di guerra che porrebbe fine alla guerra con l’Iran a meno che il presidente Donald Trump non ottenga l’autorizzazione del Congresso, un raro rimprovero al leader repubblicano 80 giorni dopo l’inizio degli attacchi delle forze statunitensi e israeliane contro l’Iran. Lo riporta la Reuters. La votazione sulla misura procedurale per far avanzare la risoluzione si è conclusa con 50 voti a favore e 47 contrari, con quattro repubblicani, colleghi di Trump, che hanno votato insieme a tutti i democratici. Tre repubblicani erano assenti al voto. Sebbene il voto abbia poco significato pratico, dato che si è tenuto oltre i 60 giorni previsti dall’inizio della guerra, rappresenta comunque una simbolica condanna da parte dei Democratici della gestione del conflitto da parte di Trump.
La Russia è pronta a dare una mano nei negoziati tra Iran e Stati Uniti, se necessario, ma non intende imporre i propri servizi, ha dichiarato il viceministro degli Esteri Sergei Ryabkov in un’intervista alla Tass. Trump auspica una rapida risoluzione del conflitto con l’Iran. “La Russia è pronta a fornire tutta l’assistenza possibile per risolvere questo conflitto, come ben sanno le parti. Non abbiamo mai imposto i nostri servizi, né intendiamo farlo, ma se richiesto, offriremo il nostro aiuto”, ha affermato. Ryabkov ha sottolineato che Mosca è sempre stata e rimane “impegnata a cercare soluzioni esclusivamente sul piano politico e diplomatico”, accoglie con favore i tentativi di Washington e Teheran di riprendere il processo negoziale e rileva “il ruolo attivo della parte pakistana nella stabilizzazione della situazione e nella creazione delle condizioni per un progresso verso una pace duratura”.
Il presidente americano Donald Trump parteciperà al vertice dei leader del G7 in Francia a giugno per discutere di intelligenza artificiale, commercio e lotta alla criminalità: lo afferma Axios, in base a quanto detto da un funzionario della Casa Bianca. La presenza del tycoon era in dubbio, malgrado sia consuetudine che i leader Usa prendano parte ai vertici annuali, a causa della sua crescente irritazione nei confronti di Paesi del G7 – tra cui Regno Unito, Francia, Germania e Italia – per non essersi allineati al suo sforzo bellico in Iran, arrivando anche a minacciare ritorsioni.
“Faremo un piccolo viaggio in un posto chiamato Iran. Dobbiamo impedire loro di pensare al nucleare e non permetteremo loro di avere un’arma nucleare”. Lo ha detto il presidente Donald Trump, parlando alla Casa Bianca in occasione del Congressional Picnic. “Abbiamo fatto un lavoro eccezionale e penso che lo concluderemo molto rapidamente e non avranno un’arma nucleare: spero che lo faremo in modo molto piacevole”.
Usa e Israele entrarono nel conflitto contro l’Iran avendo in mente una persona in particolare come loro futuro interlocutore a Teheran: Mahmoud Ahmadinejad, l’ex presidente iraniano noto per le sue posizioni intransigenti, anti-israeliane e anti-americane. Pochi giorni dopo che gli attacchi israeliani avevano ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei e altri alti funzionari del regime, il presidente Donald Trump ipotizzò pubblicamente che sarebbe stato meglio se “qualcuno dall’interno” dell’Iran avesse preso il potere, ha riferito il New York Times.
Ma l’audace piano, elaborato dagli israeliani e sul quale Ahmadinejad era stato consultato, fallì rapidamente, secondo quanto riferito da funzionari americani che ne erano a conoscenza. Ahmadinejad rimase ferito il primo giorno di guerra da un attacco israeliano alla sua casa di Teheran, che era stato pensato per liberarlo dagli arresti domiciliari, hanno affermato funzionari Usa e un collaboratore di Ahmadinejad.
Sopravvisse all’attacco, ma dopo lo scampato pericolo si disilluse sul cambio di regime. Affermare che la scelta di Ahmadinejad fosse insolita sarebbe un eufemismo. Malgrado si fosse scontrato sempre più spesso con i leader del regime e fosse stato posto sotto stretta sorveglianza dalle autorità iraniane, durante il suo mandato presidenziale, dal 2005 al 2013, era noto per i suoi appelli a “cancellare Israele dalla mappa”. Era un convinto sostenitore del programma nucleare iraniano, un acceso critico degli Usa e noto per la sua violenta repressione del dissenso interno. Non si sa come Ahmadinejad sia stato reclutato per partecipare all’operazione, ha aggiunto il Nyt.
L’esistenza di questa operazione, finora sconosciuta, faceva parte di un piano a più fasi elaborato da Israele per rovesciare il governo teocratico iraniano. Ciò evidenzia come Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu siano entrati in guerra non solo sottovalutando la rapidità con cui avrebbero potuto raggiungere i loro obiettivi, ma anche scommettendo, in una certa misura, su un piano rischioso per il cambio di leadership in Iran, che persino alcuni collaboratori di Trump ritenevano inverosimile. Alcuni funzionari americani erano scettici, in particolare sulla fattibilità di riportare al potere Ahmadinejad.
“Mesi dopo l’inizio della guerra contro l’Iran, il Congresso degli Stati Uniti riconosce la perdita di decine di aerei per un valore di miliardi di dollari. Le nostre potenti Forze Armate si confermano le prime ad abbattere un F-35. Con le lezioni apprese e le conoscenze acquisite, il ritorno alla guerra ci riserverà molte altre sorprese”. Così su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
“L’affermazione del Comando Centrale degli Stati Uniti (CentCom) secondo cui la scuola elementare Shajareh Tayyebeh a Minab, presa di mira dagli attacchi, si trovasse all’interno di una ‘base di lancio missilistica’, è una menzogna infondata e una falsità spudorata”. Lo scrive su X il portavoce del ministero degli Esteri dell’Iran Ismail Baghaei. “Questa sfacciata distorsione rappresenta un chiaro tentativo di occultare la grave realtà degli attacchi missilistici del 28 febbraio, che hanno causato la tragica morte di oltre 170 bambini e dei loro insegnanti – aggiunge – Colpire un istituto scolastico attivo durante l’orario scolastico costituisce una grave violazione del diritto internazionale umanitario e un chiaro crimine di guerra. La natura civile del sito non può essere celata da tecnicismi. I comandanti militari e le autorità statunitensi responsabili dell’ordine e dell’esecuzione di questo catastrofico attacco devono essere ritenuti pienamente responsabili ai sensi del diritto internazionale”.

