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Esteri

di Gianni Pardo,
pardonuovo.myblog.it

In politica la verità si scrive con un pennello molto largo, del genere usato per i più grandi graffiti. Se un capo di  Stato è accusato di furto, quand’anche dopo fosse assolto, la gente direbbe ancora: “Chi, quello di cui dicono che è un ladro?” Il fatto che si dimostri puntualmente che qualcosa è vero o falso vale per i giuristi e per gli storici, non per l’opinione pubblica.
I competenti sanno moltissimo, sul vicolo cieco in cui si è infilato Barack H. Obama; il mondo invece sa soltanto alcune cose, quelle scritte sul muro a caratteri cubitali: “Obama aveva detto che avrebbe punito Al-Assad, se avesse usato i gas. Quando ciò è avvenuto prima ha detto che avrebbe sparato i missili immediatamente; poi dopodomani; poi ha chiesto qualche giorno in più; o magari se ne parlerà a San Pietroburgo; ora vuole aspettare ciò che ne dice il Congresso. Insomma è un pagliaccio”. E se la scritta sembra lunga, ecco il graffito: “Visti i missili di Obama? È un pagliaccio”. E questa figuraccia all’America non la toglie nessuno.
Se guardiamo le cose più seriamente, la situazione, pur complessa, non è per questo più favorevole all’America. Quando il Presidente ha annunciato la famosa red line - la linea rossa dei gas - pensava probabilmente che con quella dichiarazione, insieme bellicosa e virtuosa, avrebbe fatto una bella figura senza pagarne lo scotto. Infatti Al-Assad non avrebbe mai avuto interesse ad attirarsi la rappresaglia americana, soprattutto ora che sembra avviato più a vincere che a perdere. I ribelli, per la loro parte, del gas probabilmente non dispongono neppure. Purtroppo per lui questo bluff è stato “visto” e ora è nei guai. Anche perché, subito dopo la strage, non ha avuto il buon senso di star zitto. Avrebbe potuto dire ai giornalisti: “Indubbiamente l’America punirà Al-Assad, se risulterà che sia lui il colpevole dell’uso dei gas”, e si sarebbe salvato. Infatti in seguito avrebbe sempre e comunque potuto sostenere che questa prova non si era avuta. Che anzi c’era il sospetto che il gas fosse stato usato dai ribelli per indurre gli Stati Uniti a colpire il loro nemico e nel dubbio Washington avrebbe dunque aspettato di disporre di dati certi. Invece si è scioccamente precipitato a dire di essere sicuro della colpa del Presidente siriano e con ciò stesso ha fornito ai suoi critici l’argomento per annientarlo: “Noi non sappiamo se il colpevole sia al-Assad, ma lui dice di saperlo, di esserne sicuro. E allora perché non agisce?”
In realtà, quando si è trattato passare dalle parole ai fatti, l’elegante giovanotto si è accorto che l’Onu non avalla l’intervento. Che l’Iran minaccia gravi contromosse. Che Londra ritira il suo appoggio. Che la Germania è contraria. Che l’Italia non offre nemmeno le sue basi e che degli altri Paesi gli è rimasta, forse, la sola Francia. Il cui parere – dopo la Libia – non è dei più affidabili. E si è anche accorto dell’incertezza dei risultati politici. Agendo contro al-Assad, probabilmente aiuta al Qaida e l’instaurazione di un regime anche peggiore e più allarmante di quello attuale, sia per gli Stati Uniti, sia per Israele; rischia di non azzerare le capacità belliche siriane in materia di armi di distruzione di massa;, nel contempo l’azione provocherebbe, come sempre avviene, un certo numero di vittime civili che l’opinione pubblica metterebbe pesantemente sul suo conto (dimenticando di avere prima invocato l’intervento). Infine e soprattutto che la stessa opinione pubblica americana è contro questa smargiassata inconcludente. E allora, vedi caso, il Presidente si è ricordato che a Washington c’è un Congresso il quale magari potrebbe dire la sua. Così ha preso tempo, sperando di vedersi opporre un no, in modo da potersi giustificare: “Io volevo agire, ma il Congresso mi ha bloccato”. Ma questo varrà per chi già lo ama. Per chi è disposto a perdonargli qualunque cosa. Gli altri diranno: “Se non aveva il potere di parlare di red line non avrebbe dovuto parlarne. E se l’aveva, ora doveva mantenere la parola”.
È triste dovere sentir parlare del Presidente degli Stati Uniti come di uno sprovveduto incompetente e big mouth (sbruffone). E tuttavia, se dopo tutto questo non commetterà l’ulteriore sciocchezza di agire effettivamente, sparando missili Cruise su Damasco, il peggio sarà evitato. Rimarrà la cattiva figura di un Presidente che avrà diminuito la credibilità e il prestigio degli Stati Uniti, ma domani, chissà, un altro Presidente, più serio, riuscirà a ricostituirli. Per quanto riguarda Obama personalmente, molti di noi non sono affatto stupiti del suo comportamento: esso è in linea con l’opinione che già si aveva di lui.

 

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