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Esteri

Qualche anno fa Barack Obama era visto come la conferma vivente che l'incubo George W.Bush era finito, e dirne male era pressoché politically incorrect. Da qualche tempo invece la moda è cambiata. Il Presidente  americano è oggetto di ogni sorta di critica, in chiave di inadeguatezza alla carica, idee confuse e fattiva collaborazione nel declino dell'America.

Associarsi al coro delle lodi universali è da conformisti suggestionabili, associarsi al coro delle critiche universali è da sciacalli. Ma c'è chi, come lo scrivente, ha un alibi che lo esime da ogni sospetto:  aver detto di lui tutto il male compatibile con la verità da quando correva per essere il candidato democratico alla Presidenza. Pur senza sentire nessuna speciale simpatia per Hillary Clinton, era chiaro che lei sarebbe stata un miglior Presidente, rispetto all'inconsistente senatore dell'Illinois. Il massimo di positivo che è stato possibile dire di Obama è che avrebbe potuto provocare disastri anche maggiori e che i suoi errori li ha commessi in buona fede.

Dimostrare come e perché un'iniziativa politica sia improvvida è impresa normalmente ardua. Perfino quando i risultati sono il più completo disastro, l'accusato può sempre trovare qualche buona parata. Con l'entrata in guerra nel 1940, Mussolini provocò all'Italia la peggiore tragedia dal Risorgimento in poi. E tuttavia, dal banco degli imputati, il Duce avrebbe potuto chiedere: "D'accordo. Ma se la Germania avesse vinto?"

Viceversa, nel caso di Obama, esiste la rara possibilità di dimostrare che la mossa politica di un Capo di Stato sia stata un grave errore, quale che sia l'esito. Qualcosa come un fallo non provocato, che per giunta può condurre a subire un calcio di rigore. Come si sa, la tendenza degli Stati Uniti, dopo le enormi spese e i dubbi risultati conseguiti in Afghanistan e in Iraq, è stata quella di limitare al massimo gli impegni militari all'estero. L'esempio più evidente lo fornisce la Siria. Dal punto di vista geopolitico, agli Stati Uniti converrebbe la caduta di Bashar al Assad, dal punto di vista umanitario agli Americani piacerebbe veder cessare il massacro, e tuttavia Washington non è intervenuta, se non insufficientemente e sottobanco. So far so good, fin qui tutto bene. Ma Obama la sua mossa di Capo di una Grande Potenza Morale si è sentito in dovere di farla comunque, e mesi fa ha detto che l'America non sarebbe intervenuta a meno che non fossero usate armi chimiche contro la popolazione civile. Dichiarazione di una stupidità storica e monumentale.

In primo luogo, in questo modo il governo statunitense delega a terzi la decisione su una propria azione militare. Vietandosela, anche ad avervi interesse, se dei terzi non commettono quel crimine, o essendo obbligato ad intraprenderla, anche contro i propri interessi, se la condizione si verifica. Lasciandosi l'unica possibilità di agire liberamente solo mancando di parola. Bellissima prospettiva, per la Grande Potenza Morale.

In secondo luogo, Obama sembra ignorare che in guerra la prima vittima è sempre la verità. Ammesso che ci siano centinaia e centinaia di persone uccise da un gas usato come arma, come stabilire il colpevole? Ognuno dirà che il cattivo è l'avversario. Quand'anche si spedisca una Commissione per indagare, si sa in anticipo che i suoi risultati saranno contestati da chi non sarà stato contento delle sue conclusioni. Per il massacro di Katyn, i nazisti, innocenti, chiesero una simile Commissione, che attribuì la responsabilità del massacro ai sovietici, incontestabilmente. Ma questi ultimi non l'ammisero mai. È stato necessario aspettare molti decenni, fino all'implosione dell'Impero Sovietico ed oltre.

E c'è ancora di peggio. Finché una delle due fazioni sta vincendo - e in questo momento pare stia vincendo Assad - non ha interesse ad usare i gas, magari attirandosi l'ostilità e l'intervento degli americani. Ma se al contrario ci si trova in una situazione critica, si può sempre fare un calcolo cinico. Si ammazza un buon numero di civili, se possibile soprattutto donne e bambini, e se ne dà la colpa all'avversario. Se l'America abbocca, può darsi che si passi improvvisamente da una sconfitta forse inevitabile ad una vittoria facile e gratuita come quella ottenuta dai ribelli in Libia.

Dio non voglia che sia vera questa terza, orribile e tuttavia verosimile ipotesi. Perché se così fosse, quelle donne e quei bambini sarebbero morti perché qualcuno, a Washington, è incapace di calcolare l'effetto delle proprie parole.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
 

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