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Esteri

Negli Usa le rivelazioni di Edward Snowden hanno dato vita a due tipi di dibattito. Da un lato i cittadini s’interrogano se la National security agency li abbia “spiati” a torto o a ragione e se i fini – sicurezza e prosperità – giustifichino i mezzi; dall’altro, invece, la politica si chiede se non sia il caso di limitare i poteri dell’agenzia, che mai come adesso è parsa fuori controllo. FUORI CONTROLLO Questa seconda domanda preoccupa l’Amministrazione Obama, che dopo le tribolazioni della crisi siriana prima e dello shutdown poi, rischia di ritrovarsi di nuovo sotto il fuoco incrociato di destra repubblicana (per antagonismo politico) e Pentagono (per gli ingenti tagli al budget), oltre che di una vasta porzione dell’opinione pubblica e dei colossi del web e delle telecomunicazioni che, con la rete di spionaggio dell’intelligence americana, hanno dovuto giocoforza aver a che fare.

L’ALLARME DEI COLOSSI - Tra questi, come ha documentato la settimana scorsa e confermato ieri il Washington Post, ci sono due delle più grandi multinazionali del settore: Google e Yahoo!. L’Nsa avrebbe controllato i dati delle due aziende con un programma chiamato Muscular, che – spiega il quotidiano – è separato dal programma Prism con il quale l’agenzia ha un accesso agli account dei due giganti con il via libera della giustizia. Muscular è un programma portato avanti con l’omologa inglese della Nsa, la Gchq. Il documento di Snowden è datato 9 gennaio 2013 e mette in evidenza come nei trenta giorni precedenti a questa data sono stati raccolti oltre 181 milioni di nuove informazioni, tra cui contenuti e-mail, messaggi di testo, messaggi audio e video. Ma ad essere raccolti sono anche i “metadati”, vale a dire le informazioni su chi spedisce, riceve e quando le e-mail. Un’operazione che, a differenza delle altre, sarebbe stata condotta all’insaputa delle aziende, e sulla quale è arrivata la smentita del numero uno dell’agenzia, il generale Keith Alexander.

CRESCE L’IMBARAZZO - Questi nuovi sviluppi – dopo il caos scatenato dall’intercettazione dei cellulari di molti capi di Stato anche di Paesi alleati – non fanno che accrescere l’imbarazzo della Casa Bianca, che ora inizia a meditare misure ben più serie di un avvicendamento ai vertici. Perché è fuor di dubbio che Obama non potesse non sapere ciò che faceva l’Nsa, come credono molti osservatori, tra i quali lo storico Ennio Di Nolfo, ma è altrettanto vero che “il presidente americano, per il modo in cui è stato eletto, non può discostarsi molto da un’idea legalistica della politica“, che lo costringe a “reagire pubblicamente” in modo determinato alla crescita di dissenso popolare, per ora alquanto circoscritta, che il Datagate sta generando.

RISTRUTTURAZIONE IN VISTA? Ma come mettere ordine ridimensionando il potere (e aumentando il controllo) dell’agenzia e, allo stesso tempo, non inficiando la capacità di raccolta di informazioni sensibili dell’intelligence Usa? Ad esempio separando le attività e il comando delle operazioni cyber dall’attività di spionaggio come spiega Jason Healy, direttore del Cyber Statecraft Initiative di Atlantic Council. Così – scrive l’esperto in un commento sull’Huffington Post – si eviterebbe di “concentrare troppo potere nelle mani di un uomo solo” che può decidere, come accade ora, non solo “quali informazioni raccogliere, ma anche chi debba avervi accesso“. Ed è proprio a questa soluzione, che potrebbe mettere tutti d’accordo, che si starebbero orientando il presidente americano e il suo staff.

Da formiche.net

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