A Sochi non vivono omosessuali, ma sono i benvenuti “finche’ non impongono le loro abitudini agli altri”. A parlare e’ il sindaco della citta’ della Russia meridionale, dove il 7 febbraio si apriranno le Olimpiadi invernali, evento da mesi minacciato di boicottaggi e proteste per la controversa legge contro la propaganda gay tra i minori, varata l’anno scorso da Mosca. In un’intervista alla BBC, rispondendo alla domanda se gli omosessuali a Sochi debbano nascondersi, il primo cittadino Anatoly Pakhomov, ha risposto: “No, diciamo loro semplicemente che e’ la loro vita, sono affari loro. Questo (l’omosessualita’) non e’ accettato in Caucaso, dove viviamo. Qui nella nostra citta’ non ne abbiamo (di gay)”.
Il sindaco – membro del partito di governo Russia Unita – ha aggiunto pero’ di “non essere sicuro”, al cento per cento, delle sue affermazioni. Ha poi comunque assicurato il benvenuto a “chiunque rispetti le leggi della Federazione russa e non imponga le sue abitudini sugli altri”. Intervistato dalla BBC, l’ex vicepremier e ora esponente dell’opposizione russa, Boris Nemtosv, ha definito ridicole le parole di Pakhomov, facendo notare che “ci sono diversi gay club a Sochi. Come fanno a sopravvivere? Perche’ non sono falliti?”.
La settimana scorsa, il presidente Vladimir Putin aveva lanciato alla comunita’ gay internazionale un invito, in cui sembrava equiparare l’omosessualita’ alla pedofilia. “Siete i benvenuti in Russia ma lasciate stare i bambini”, aveva detto parlando a un incontro con alcuni volontari proprio nella cittadina sul Mar Nero. Il capo del Cremlino aveva poi assicurato: in Russia “non c’e’ un divieto per le relazioni sessuali non tradizionali, come avviene in altri Stati, ma e’ proibita la propaganda gay tra i minori e la pedofilia”.
