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Esteri
Parigi sotto choc davanti alla tv. Il reportage di Affari

di Paola Serristori

L'inferno nelle strade dell'11° Arrondissement. I terroristi hanno incrociato per tre volte la polizia in strada, prima di lasciare rue Appert. Colpi pesanti, di kalashnikov, andati a vuoto prima di uccidere il terzo poliziotto. Avevano sbagliato anche il portone, andando al numero 6, chiesto conferma di essere alla fine entrati al 10, dove si trova la redazione del settimanale Charlie Hebdo. Durante la fuga hanno lasciato la Citroen nera, filmata dalla troupe di un'agenzia che ha sede nello stesso palazzo del periodico, nel 19° Arrondissement. Hanno tentato di proseguire la fuga su una seconda auto, ferendo la proprietaria, ma non ci sono riusciti. Poi hanno trovato un altro veicolo, una Renault Clio, e hanno proseguito verso Nord. I dettagli rivelati dal Procuratore di Parigi, Francois Moulins, fanno apparire meno “perfetta” l'esecuzione della mattanza di giornalisti e disegnatori della satira francese, che sarà ricordata come il più tragico attentato a Parigi. Il ministro degli Interni Bernard Cazeneuve aveva già aggiornato in diretta su tutti i canali francesi il bilancio delle vite coinvolte nell'agguato dei terroristi: 12 morti, 8 feriti, 4 persone in condizioni estremamente gravi. I rappresentanti religiosi a Parigi, ricevuti dal presidente Francois Hollande, all'uscita dall'Eliseo hanno testimoniato la loro condanna della violenza e preannunciato di lavorare ad una dichiarazione comune anche nei prossimi giorni. Cristiani, ebrei, ortodossi, hanno riferito lo choch dei musulmani, che si riuniranno domani. Il procuratore Moulins ha chiesto ai giornalisti di rispettare il riserbo sulle indagini, aggiungendo che saranno diffusi aggiornamenti appena possibile. L'impressione è che ci sia una pista su cui si sta lavorando.

Il 7 gennaio a Parigi è stata una giornata terribile e lunghissima, dopo le 11.30, ora dell'assalto. La notizia ha preso a circolare nell'”altra Parigi”, quella che sugli Champs Elysées e nel Marais affollava i negozi ed i grandi magazzini per il primo giorno di saldi, solo quando la polizia è comparsa in forze nei luoghi simbolo della città. Prima nessuno si è accorto di nulla. Sembrava irreale, questo sì, la mancanza di uomini in divisa, sia della polizia che dell'esercito, che sino a ieri stazionava davanti alle gallerie commerciali. A due passi dagli Champs, l'Eliseo, che è di fronte al palazzo del Ministero dell'Interno, era infatti al centro dei vertici convocati in tutta fretta. Le forze di polizia erano richiamate per prepararsi al dispiegamento previsto dal livello più alto, “anti-attentati”, del piano Vigi-pirate.

C'era attesa in Francia per l'uscita, sempre il 7 gennaio, di un libro di fantapolitica, scritto da Michel Houellebecq, Soumission (Flammarion), sull'elezione di un presidente musulmano della Repubblica francese, tramite l'accordo tra Ps e UMP, ovvero gauche e droite, proni alle richieste del nuovo potere. Forse una coincidenza. Ma anche no. I francesi si chiedono perché l'attacco terroristico è stato condotto contro un periodico satirico, nell'11° arrondissement, 10 rue Nicolas Appert, di tradizione di gauche, ma che non ha mai avuto timore di prendere a bersaglio i temi islamici. Una delle vittime dell'agguato, il direttore di Charlie Hebdo, Stephane “Charb” Charbonnier, aveva pubblicato nei giorni scorsi la vignetta: “Ancora nessun attentato in Francia”, mentre un talebano armato risponde: “Aspettate. Abbiamo tempo fino a fine gennaio per farci gli auguri”. Il giornalista aveva già ricevuto minacce.

In città è scattato il coprifuoco. L'ordine in difesa della sicurezza dei cittadini è stato di presidiare scuole e centri commerciali, annullare gite scolastiche, non sostare nei pressi degli istituti. L'azione è stata eseguita da professionisti, che stavano per lasciare il luogo dell'attentato e non hanno perso il sangue freddo nonostante gli imprevisti nella fuga. L'auto della polizia è stata crivellata di colpi. Dopo l'uccisione anche del poliziotto, il complice che stava coprendo le spalle a chi ha sparato si è persino preoccupato di recuperato il cappello sotto l'auto prima di ripartire. Una giornalista che stava rientrando in redazione, e che ha incontrato il commando di tre uomini a volto coperto aprendo a loro il portone col codice numerico riservato, ha dichiarato che essi parlavano perfettamente francese.

Il presidente della Repubblica François Hollande, che si è recato sul luogo insieme al sindaco di Parigi Anne Hidalgo, ha ammesso che nei giorni scorsi sono stati sventati diversi tentativi di attentati. Nella settimana di Natale erano state individuate auto rubate, tra cui un taxi, parcheggiate nei quartieri del secondo anello. Si attende una rivendicazione ufficiale. La matrice è islamica, sulla sigla sono tanti gli indiziati: Al-Qaida, Isis, ma anche la resistenza del Mali da sempre in guerra contro l'armata francese. Un altro dettaglio inquietante è la scelta del giorno, il primo dopo le vacanze di fine anno, in cui la redazione di Charlie Hebdo si doveva riunire al completo per programmare il lavoro. Il premier Manuel Valls ha fatto visita al commissariato dell'11° Arrondissement, poi ha parlato alla tv, esprimendo solidarietà alla polizia e ribadendo la determinazione “all'unità nazionale” per la democrazia. Il neopresidente dell'Ump, Nicolas Sarkozy, ha convocato i giornalisti e ha tenuto un discorso molto duro. Si sa che la Francia ha una lunga e nobile tradizione di accoglienza degli immigrati e che su questo tema la destra estrema, ma anche UMP, vogliono creare l'alternanza alle prossime presidenziali.

La polizia ha attivato un numero telefonico lanciando l'appello per la raccolta di testimonianze utili. Non è ancora certo il numero dei terroristi che hanno preparato l'agguato. La città attende la fine della paura con una soluzione imminente della gigantesca caccia all'uomo. Un mese fa la polizia parigina era riuscita a bloccare gli autori della rapina alla boutique Cartier sugli Champs con un rocambolesco inseguimento sino a Montparmasse. Dopo che la notizia dell'atto di terrorismo ha iniziato a circolare persino nelle grandi banche sono state convocate riunione d'emergenza poiché si sa che il terrorismo si finanzia anche con le rapine. Le stazioni dei metro sono presidiate con controlli anti-esplosivo, e così stazioni ferroviarie, aeroporti, monumenti, chiese, sinagoghe, istituzioni culturali, biblioteche. In tutta la Francia sono state allertate le prefetture per potenziare la sorveglianza di obiettivi sensibili. Dopo mesi di simulazioni il piano Vigi-pirate è operativo. Tuttavia non si può credere che si riesca a sorvegliare 14 linee di metro, le linee della RER, il treno che attraversa la città e collega i Comuni satelliti dell'Ile de France. Sembra impossibile che in una metropoli come Parigi i terroristi abbiano potuto eludere i potenti mezzi investigativi satellitari. Molti abitanti del quartiere teatro della sparatoria si sono recati in ospedale sotto choc. I medici l'hanno definita "crisi psicosociale". La polizia ha riunito all'Hotel Dieu, il più antico ospedale parigino e vicino al Palazzo di Giustizia, i parenti delle vittime dell'attentato e tutti coloro che possono fornire informazioni sugli attimi dell'agguato. Il presidente francese Hollande ha deciso di parlare alla nazione in diretta tv alle 20. In place de la Republique è cominciato già intorno alle 18 un raduno spontaneo di cittadini. Iniziative analoghe si sono svolte spontaneamente in altre città della Francia. Parigi è in stato d'assedio, immobilizzata, e col fiato sospeso.

 

 

 

 

 

 

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