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Esteri
Pentagono: cresce il rischio guerra con Russia e Cina

Cina e Russia minacciano la sicurezza degli Stati Uniti e c'e' "una bassa ma crescente" probabilita' che Washington possa ritrovarsi a combattere una guerra con una di queste potenze, con conseguenze "immense". E' l'allarme contenuto nell'aggiornamento della strategia globale di difesa del Pentagono. La Russia "ha ripetutamente dimostrato che non rispetta la sovranita' dei suoi vicini (Ucraina) e la sua volonta' di ricorrere all'uso della forza pur di raggiungere i propri obiettivi", si legge nel rapporto intitolato '2015 National Military Strategy' e stilato dal generale Martin Dempsey, capo di stato maggiore delle Forze Armate americane. Il documento e' stato accolto con "rammarico" da Mosca: "L'emergere di tale linguaggio nel documento testimonia un atteggiamento conflittuale, privo di qualsiasi obiettivita' nei confronti del nostro Paese, anche nel lungo termine", ha lamentato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, a sua volta si e' appellato alla cooperazione internazionale, ribadendo che da soli gli Usa non possono risolvere nemmeno uno dei conflitti in corso.

Nel testo si ribadisce che "le azioni militari russe stanno minacciando direttamente o per procura la sicurezza regionale", riferimento alla presenza di truppe in Ucraina. Preoccupazione e' espressa per lo sviluppo delle tecnologie che stanno facendo perdere agli Stati Uniti il vantaggio finora sempre vantato nel settore: "Quando si applicano a sistemi militari, questa diffusione di tecnologia va a sfidare il vantaggio competitivo a lungo detenuto dagli Usa in settori come l'allarme rapido per l'individuazione di una minaccia (tipo il lancio di un missile balistico intercontinentale; ndr) e i bombardamenti di precisione". Il Pentagono continua a inserire pure l'Iran, accanto a Cina, Russia e Corea del Nord, nella lista di Paesi che pongono "gravi preoccupazioni di sicurezza". Venendo alla Cina, per il Pentagono "le sue attivita' stanno alimentando la tensione nella regione Asia-Pacifico". Il riferimento e' alla costruzione di isole artificiali su barriere coralline, a migliaia di chilometri dalla costa cinese, pur di rivendicare la territorialita' dell'80 per cento del Mar Cinese Meridionale seguendo la dottrina militare della 'linea dei nove punti', in contrasto con le Nazioni vicine. Pechino ha affidato la propria replica immediata ai fatti: una mega-esercitazione nel Mar Giallo con il coinvolgimento di navi da guerra, aerei da combattimento e forze terrestri, come pure un ampio impiego di missili, siluri e proietti di artiglieria, in gran parte di ultimissima generazione e tutti perfettamente funzionanti. Soprattutto, novita' assoluta, sono state condotte manovre di rifornimento missilistico in combattimento, simulando cosi' quanto potrebbe avvenire nel corso di una battaglia vera e propria.

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