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Processo Maradona, l’ospedale ammette l’errore: scambiata la cartella clinica di Diego con quella del padre (anche lui Diego)

Sette medici rischiano fino a 25 anni di carcere

Processo Maradona, l’ospedale ammette l’errore: scambiata la cartella clinica di Diego con quella del padre (anche lui Diego)

Un’azienda sanitaria privata ha ammesso di aver scambiato erroneamente i risultati degli esami di Diego Maradona con quelli del padre del calciatore argentino scomparso il 25 novembre 2020. Dati medici poi utilizzati nel processo relativo alla morte del Pibe de Oro. In seguito a questo errore, giovedì scorso, il dibattimento a carico di sette operatori sanitari è stato sospeso per una settimana dopo le obiezioni sollevate dai difensori degli imputati. Maradona è deceduto all’età di 60 anni per arresto cardiorespiratorio ed edema polmonare mentre era in regime di assistenza medica domiciliare nella sua casa a Tigre, in Argentina.

Il tribunale sta cercando di stabilire se i sette operatori sanitari a processo abbiano responsabilità nella morte dell’ex calciatore a causa di eventuali carenze nell’assistenza medica. L’ultimo intoppo nel processo è nato da un evidente scambio tra gli esami medici effettuati su Maradona e quelli eseguiti in precedenza sul padre del calciatore argentino. Entrambi condividono il nome di battesimo “Diego”, circostanza che potrebbe aver causato l’errore. I risultati di laboratorio relativi a Diego Maradona senior “sono stati registrati e associati a Diego Armando Maradona” figlio, nonostante appunto siano “due persone diverse”, si legge nel documento datato 19 agosto consultato dall’AFP. Il tribunale ha disposto perquisizioni presso due strutture della Swiss Medical, la società coinvolta nello scambio di documenti.

Tuttavia, la corte ha chiarito che “anche qualora venisse confermato che uno o più documenti non appartenevano alla vittima, tale circostanza di per sé non invaliderebbe” le restanti conclusioni raggiunte dalla commissione medica che ha esaminato il caso di Maradona. Il processo riprenderà giovedì prossimo e potrebbe protrarsi fino a settembre. I sette operatori sanitari sono accusati di omicidio con dolo eventuale e rischiano fino a 25 anni di carcere.