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Esteri
Regno Unito post Brexit, la difficile scelta (obbligata) tra Usa e Cina

Il coronavirus sta colpendo il Regno Unito molto duramente. Gli iniziali tentennamenti che il governo di Boris Johnson ha avuto nell’intraprendere misure contenitive hanno contribuito a rendere il numero dei contagi e delle vittime nel paese tra i più alti in tutto il mondo, con tutte le conseguenze del caso. Oltre a dover fronteggiare l’emergenza sanitaria, il governo britannico si trova a essere impegnato su altri fronti: quello delle trattative Brexit per esempio, arenate principalmente sul nodo dei diritti della pesca e del confine in Irlanda del Nord, ma anche quello delle problematiche interne relative al crescente peso dei nazionalismi scozzesi e nordirlandesi. Uno dei temi che sta infiammando maggiormente l’opinione pubblica nel Regno Unito è però un altro: il 5G e la relazione con Pechino.

La guerra fredda tech

Londra è diventato un vero e proprio terreno di scontro (ideologico, sia chiaro) tra Cina e Stati Uniti sul 5G. In un momento storico come quello attuale, in cui molti osservatori pensano sia in corso una nuova ‘guerra fredda’ tra le due super potenze, il tema assume un significato più profondo. Lasciando perdere tutte le analogie e le differenze tra il vecchio scontro Usa-Urss e quello attuale Usa-Cina, il punto fondamentale è che il continente europeo, e quindi anche il Regno Unito, è al centro di questa nuova contesa.

Huawei al centro della contesa Regno Unito-Usa

Nel gennaio scorso, infatti, Londra ha approvato l’inserimento di Huawei, nota compagnia cinese, nel programma di costruzione della rete wireless nazionale 5G, seppur con alcune limitazioni (un massimo di partecipazione del 35% nelle parti non sensibili e periferiche della rete). Gli Stati Uniti hanno fin da subito fortemente disapprovato, cercando prima di dissuadere il governo britannico dal firmare l’intesa e successivamente di fare pressione affinchè tornasse sui propri passi. Dal punto di vista statunitense la concessione a Huawei è stato come un tradimento da parte del paese che storicamente è il partner più fidato oltreoceano. L’azienda con base a Shenzhen è infatti oggetto di un ‘ban’ commerciale Usa che proprio negli ultimi giorni è stato inasprito. Il Dipartimento del commercio statunitense ha ordinato che la fabbricazione di chip e processori in tutte le fabbriche mondiali in cui viene utilizzata tecnologia americana non potrà fare affari con Huawei senza una licenza apposita. L’obiettivo statunitense è quello di fare terra bruciata intorno alla società cinese, che ha quattro mesi di tempo per evitare che la sua catena di produzione e distribuzione venga sconvolta.

La minaccia di Trump su F-35 e Five Eyes

Trump sta usando la mano pesante per costringere Johnson a ripensare il rapporto tra Cina e Regno Unito. Washington ha infatti minacciato di annullare il già programmato uso dei velivoli F-35 americani sulla portaerei ‘HMS Queen Elizabeth’ della Royal Navy, ma soprattutto ha avvertito Londra che in futuro non potrebbe più usufruire della condivisione delle informazioni dei cosiddetti Five Eyes (l’alleanza tra i servizi di intelligence di Usa, Canada, Australia, Nuova Zelanda e appunto Regno Unito). Questo perchè teme che Huawei, e quindi la Cina, possa compromettere la sicurezza e la stabilità dei canali di comunicazione.

Addio alla golden era Londra-Pechino?

Le relazioni tra Pechino e Londra sono altalenanti da diversi anni ma dal 2015 c’è stato un forte avvicinamento economico tra i due paesi, inaugurato dalle dichiarazioni di una “golden era” pronunciate dal conservatore George Osborne, ex cancelliere dello scacchiere. La Cina nell’ultimo decennio ha riversato miliardi di dollari di investimenti nel Regno Unito, soprattutto nel settore immobiliario e logistico di Londra. Per fare un semplice ma esplicativo esempio, Pechino detiene una quota di minoranza dell’aeroporto londinese di Heathrow. La stessa Huawei è presente in Gran Bretagna dal 2001, dove ha più di 1400 dipendenti.

L'interesse cinese per l'acciaio e la dipendenza Uk

Anche più recentemente la Cina è riuscita a penetrare nel tessuto produttivo britannico rilevando diverse aziende. Lo scorso novembre il gruppo cinese Jingye ha acquisito per circa 70 milioni di sterline, salvandolo così dal fallimento, il produttore siderurgico British Steel. Questa politica cinese ha avuto luogo in tutta Europa, ma è indubbio che la dipendenza di Londra nei confronti della Cina sia aumentata in maniera significativa. Lo dimostra anche un report della Henry Jackson Society in cui viene evidenziata la dipendenza strategica del Regno Unito nei confronti della Cina, in particolar modo nel settore farmaceutico e tecnologico. Per 229 beni, più del 50% delle importazioni proviene solamente da Pechino.

Sguardo verso Oriente nel post Brexit

Quando sarà definita l’uscita dall’Ue, il Regno Unito prediligerà accordi commerciali bilaterali e con molta probabilità punterà sul mercato asiatico (Singapore, Corea del Sud, Malesia, Giappone tra tutti) e su quello oceanico. Una definizione certa delle relazioni con Pechino sarà quindi fondamentale. Ma più in generale Londra dovrà trovare una strategia netta da seguire tra Usa e Cina, vista anche l’accelerazione delle tensioni tra le due potenze causata dalla pandemia in atto. Una strategia che al momento, se c’è, sembra essere quanto meno confusa. All’interno della stessa maggioranza conservatrice è presente una forte corrente che preme affinchè il premier Johnson irrigidisca fin da subito la relazione con Pechino, proprio per via della gestione cinese del virus.

Quanto è difficile smarcarsi dagli Usa

Fermo restando che per la Gran Bretagna smarcarsi dall’influenza statunitense è impensabile, ed eufemisticamente parlando anche incauto, l’opzione più credibile che ha Londra è quella di sacrificare parte della strada nuova (Cina) per rimanere su quella vecchia (Usa). Ciò ovviamente non vorrà dire troncare le relazioni con Pechino bensì seguire la linea dettata dagli Stati Uniti, anche perchè Washington, con ogni probabilità, non permetterà che avvenga il contrario.

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