“Il mio lavoro è stato fatto ,lascio un Paese più forte e più equo di due anni fa“. Lo ha detto Keir Starmer nel suo discorso di saluto alla nazione in occasione del passaggio di consegne al compagno di partito Andy Burnham, proclamato leader del Labour al suo posto la settimana scorsa. Starmer ha assicurato il suo “pieno sostegno a Andy Burnham”. “Me ne vado con buona grazia, con il sorriso sul volto e orgoglioso di quanto abbiamo fatto”, ha aggiunto.
Starmer si è mostrato sorridente, al di là di qualche accento di commozione a tratti nella voce, uscendo dal portoncino al numero 10 mano nella mano con la moglie Victoria. Ha parlato in una mattinata di sole davanti a una piccola folla di familiari, fedelissimi e giornalisti che lo ha applaudito insistentemente. Ha quindi rivendicato ancora una volta di aver risollevato il suo partito in sei anni da leader, dopo una sconfitta “disastrosa” alle elezioni del 2019. E ha nuovamente difeso il suo record di due anni di governo, evocando, la reputazione “internazionale” che afferma di aver restituito al Regno Unito. Non è mancato un riferimento al sostegno all’Ucraina in guerra con la Russia e alla certezza che “la nostra grande nazione” continuerà a stare al fianco di Kiev. Sul fronte interno, ha parlato di un’economia tornata “a crescere”, invocando l’unità come fattore decisivo per completare il rilancio del Paese e garantire più giustizia sociale e più opportunità a tutti. “Auguro ogni successo ad Andy Burnham, egli avrà il mio pieno sostegno”, ha infine rimarcato, ringraziando sua moglie, la sua famiglia, il suo team e tutto il Partito laburista. “La politica sarà sempre uno sport di squadra, ringrazio il popolo britannico per l’opportunità che mi ha dato di servirlo”, ha concluso, definendo questa opportunità “il più grande onore della mia vita”. Starmer, che si è riferito a questo tornante come della “fine del mio viaggio da primo ministro”, è intanto già arrivato a Buckingham Palace per incontrare re Carlo e formalizzare le dimissioni.
Andy Burnham, 56enne ex ministro ed ex sindaco di Manchester, eletto venerdì scorso nuovo leader del Partito laburista di maggioranza, subentra anche nel ruolo di primo ministro all’impopolare Keir Starmer, dimissionario da giugno. Nel suo discorso d’insediamento dinanzi al portoncino di Number 10, previsto a metà giornata e anticipato in parte ai media, Burnham intende suggellare l’impegno a ridare “speranza” al Regno Unito, ma mettendo anche l’accento su “unità e stabilità”. Fra le sue priorità, quella di “dare respiro” ai tanti britannici in affanno per “il costo della vita” e d’introdurre misure tali da portare risultati “tangibili” in tempi rapidi alla gente comune. Oltre alla promessa, comune a tutti i predecessori recenti, di ripristinare “la fiducia nella politica” sull’isola: non senza riconoscersi “acutamente consapevole” d’essere il settimo primo ministro in 10 anni in un Paese dove la stabilità di governo del passato appare un ricordo. Ancor di più dopo la Brexit.
Fra le prime iniziative di Burnham fatte trapelare alla stampa, figurano l’immediata revoca del controverso piano di Starmer per l’introduzione di una carta d’identità digitale obbligatoria e un atteggiamento più ostile ai contratti pubblici con alcuni giganti dell’hi-tech come Palantir; ma anche la nomina di un viceministro ad hoc per lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. Nonché misure sociali sul caro bollette e di rilancio del controllo pubblico su alcuni servizi essenziali (in una chiave apparentemente più progressista rispetto al suo predecessore), ma pure il via libera a nuove licenze di trivellazione di petrolio e gas nel Mare del Nord: iniziativa osteggiata dalla sinistra ecologista in nome degli impegni sul clima quanto benvista da vari sindacati. Ed elogiata dal presidente Usa, Donald Trump, che da mesi rivendicava d’averla sollecitata invano a Starmer.

