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Esteri

Di Paolo Magri, vice-presidente esecutivo e direttore dell’ISPI

Da sempre la Svezia (e gli altri paesi nordici) sono considerati un’oasi di civiltà e benessere, in cui le generose politiche di welfare si sono accompagnate ad altrettanto generose politiche di asilo e immigrazione. Politiche che hanno attirato negli anni un numero crescente di immigrati e richiedenti asilo: si parla di 100.000 persone all’anno, con il risultato che oggi un quarto della popolazione svedese è di origine straniera.

Dopo che per decenni, dagli anni ‘50 fino ai ‘70, la Svezia si era resa protagonista di una campagna per l’attrazione di lavoratori stranieri, con la dismissione delle vecchie industrie manifatturiere il flusso dei lavoratori stranieri in ingresso si è però ridotto. Ma non quello dei rifugiati.

Nel 2012, la Svezia è stato il quarto paese al mondo per richieste di asilo (44.000, rispetto alle 15.000 pervenute in Italia), circa il 50% in più rispetto all’anno precedente. Circa la metà di questi viene da Siria, Afghanistan e Somalia.

Ma i richiedenti asilo, nel breve periodo, rappresentano un onere per il sistema di welfare. Dati OCSE rivelano come i tassi di disoccupazione tra i cittadini di origine straniera (16%) superino quelli tra i cittadini di origine svedese (6%). Ecco che allora, con l’aumento dell’immigrazione, si è aperto un dibattito sulla equità di un sistema che impone allo stato – o meglio ai cittadini svedesi che pagano le tasse – di farsi carico del sostentamento dei cittadini immigrati che non lavorano e che fruiscono in ogni caso del sistema di welfare del paese. Un dibattito reso più acceso dall’accrescersi della disuguaglianza sociale che negli ultimi anni ha colpito anche la Svezia (come la Norvegia e la Finlandia) nonostante la tradizione egualitaria del “modello nordico”.

E’ in questo clima che sono sorti partiti che si fanno portavoce del crescente malessere della popolazione. È il caso dei Sweden Democrats, partito di estrema destra e favorevole alla restrizione della migrazione che alle ultime elezioni del 2010 è riuscito per la prima volta a superare la soglia di sbarramento del 4% e a fare così il proprio ingresso in parlamento con 20 deputati. E nel resto della regione scandinava? Gli Sweden Democrats fanno il paio con i True Finns finlandesi, partito xenofobo di estrema destra, e con il Danish People Party, con la differenza che la Danimarca, per quanto riguarda le politiche migratorie, ha da tempo adottato approcci molto restrittivi.
 

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