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Esteri

Sono libere dopo quasi due anni di detenzione le due componenti delle Pussy Riot Nadia Tolokonnikova e Maria Alyokhina. Le attiviste della band punk femminista hanno beneficiato dell'amnistia voluta dalla Duma, il provvedimento che con cui presto potrebbero tornare in patria anche gli attivisti stranieri di Greenpeace, tra cui l'italiano Cristian D'Alessandro. La loro liberazione e' arrivata a pochi giorni dalla inaspettata grazia concessa dal presidente Vladimir Putin all'ex oligarca Mikhail Khodorkovsky, subito 'emigrato' in Europa. Ma, a differenza di Khdorkovsky, che ha ringraziato Putin per il provvedimento di clemenza e ha evitato critiche dirette al potere, le ragazze hanno avuto parole molto dure per il presidente russo appena tornate in liberta'. "Questa amnistia non e' un atto umanitario, ma solo un'operazione pubblicitaria" del Cremlino, ha dichiarato la Aliokhina.

Ad annunciare la scarcerazione della Aliokhina, questa mattina, era stato Piotr Verzilov, marito di Nadia: "Alle 9,10 circa Maria e' uscita dalla colonia penale numero 2 di Nizhni Novgorod". Subito dopo, e' arrivata la conferma del legale, che poi ha accompagnato la sua assistita nell'ufficio della Ong 'Comitato anti Tortura', un gruppo di avvocati difensori dei diritti umani, con cui ha discusso di una denuncia scritta in cella. A distanza di poche ore, a Krasnojarsk in Siberia, e' stata rilasciata anche Nadia. Si trovava nell'ospedale numero 1 del Servizio Penitenziario regionale, ricoverata dopo il peggioramento delle sue condizioni fisiche, in seguito a uno sciopero della fame condotto per protestare contro le condizioni di vita "disumane" in carcere. Nadia e Maria stavano scontando una pena di due anni di reclusione per "teppismo motivato da odio religioso". Erano tra le cinque Pussy Riot che, nel febbraio 2012, misero in scena una performance contro Vladimir Putin nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, con la quale si attirarono le ire del Patriarcato ortodosso russo e dello stesso Cremlino, dove Putin si preparava a tornare per il suo terzo mandato presidenziale. La scadenza naturale della pena era prevista per il prossimo marzo, ma l'amnistia approvata lo scorso 18 dicembre dalla Duma, ha offerto loro la possibilita' di uscire, inaspettatamente, con qualche mese di anticipo.

A differenza di Khdorkovsky, che ha ringraziato Putin per il provvedimento di clemenza e ha evitato critiche dirette al potere, le ragazze hanno avuto parole molto dure appena tornate in liberta'. "Questa amnistia non e' un atto umanitario, ma solo un'operazione pubblicitaria" del Cremlino, ha dichiarato la Aliokhina all'emittente televisiva indipendente russa 'Dozhd'. "Se avessi potuto, avrei rifiutato la misericordia" di Vladimir Putin, ha sottolineato la ragazza, che ha parlato di "profanazione". In base alla legge, ha spiegato, "non viene rilasciato nemmeno il 10 % dei detenuti" e le donne incinta, incluse ufficialmente nel testo, sono per la maggior parte in carcere per reati gravi e quindi non possono beneficiare del provvedimento. Nadia, dal canto suo, ha promesso che continuera' a lavorare per "migliorare il sistema carcerario in Russia", a suo dire uno "Stato autoritario, dove il confine tra liberta' e non liberta' e' molto sottile". Le due Pussy Riot potrebbero incontrassi gia' nelle prossime ore. Ancora non e' chiaro se Maria raggiungera' oggi la compagna a Krasnojarsk, come ha dichiarato la stessa attivista. Il suo avvocato Piotr Zaikin ha riferito che la Aliokhina dovrebbe arrivare a Mosca questa sera e poi "probabilmente" recarsi in Siberia.

Oltre alla Tolokonnikova e alla Aliokhina, per la celebre preghiera punk nella cattedrale di Mosca era stata arrestata e condannata anche un'altra Pussy Riot: Ekaterina Samutsevich ha ottenuto pero' la liberta' vigilata nel processo di appello, nell'ottobre 2012. La giovane aveva cambiato avvocati e linea difensiva, sostenendo di non aver partecipato direttamente alla controversa performance in quanto era stata bloccata prima del suo inizio.

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