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Ucraina, ok agli osservatori Osce nell’Est

Ucraina, ok agli osservatori Osce nell’Est
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Colloquio telefonico tra Vladimir Putin, Angela Merkel e Petro Poroshenko sugli accordi di Minsk che hanno sancito il cessate il fuoco nell’est dell’Ucraina. “Misure concrete” per garantire l’accesso agli osservatori dell’Osce nell’Est. Ma dal campo arrivano segnali poco rassicuranti

Colloquio telefonico tra Vladimir Putin, Angela Merkel e Petro Poroshenko sugli accordi di Minsk che hanno sancito il cessate il fuoco nell’est dell’Ucraina. Secondo quanto riferito dal Cremlino, il presidente russo, il cancelliere tedesco e il presidente ucraino hanno discusso della fragile tregua nell’est e in particolare della situazione nella città di Debaltsevo e del ruolo degli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Secondo quanto riferito dall’ufficio del Cancelliere tedesco, i leader di Russia, Germania e Ucraina hanno concordato “misure concrete” per permettere agli inviati dell’Osce di monitorare la fragile tregua.

Poroshenko ha chiesto a Putin che Mosca eserciti tutta la sua influenza sui ribelli per il rispetto della tregua siglata a Minsk e in vigore da sabato. Un portavoce dell’esercito di Kiev ieri aveva accusato i separatisti filorussi di non rispettare il cessate il fuoco entrato in vigore alla mezzanotte tra sabato e domenica. Inoltre, un bombardamento attribuito ai ribelli ha provocato la morte di 5 soldati ucraini di stanza nella città di Donetsk.

Nella conference call fra i tre leader, ha fatto sapere un portavoce del governo tedesco, Merkel ha sottolineato l’importanza che oggi cominci il ritiro delle armi pesanti, come concordato nei colloqui di Minsk. Dal campo, però, non arrivano notizie rassicuranti. Il portavoce dei ribelli, Denis Pushilin, ha fatto sapere stamattina che i separatisti sono sempre pronti per un ritiro congiunto delle armi pesanti, ma non procederanno mai a un ritiro unilaterale né ad atti che possano lasciare esposti i propri militari ad aggressioni nemiche, perché devono poter rispondere ad eventuali attacchi dell’esercito di Kiev. Inoltre, ha aggiunto, i ribelli hanno l’obbligo morale di non cessare di combattere a Debaltsevo perché è un territorio interno.