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Esteri
Gelo con l'Europa, accordi con la Cina. Il nuovo ordine mondiale di Putin

La Russia si sente spinta verso una nuova Guerra Fredda con gli Usa e i loro alleati. A denunciarlo e' stato il premier russo, Dmitri Medvedev, allontanando cosi' le ipotesi su una fase di distensione nella crisi ucraina, alla vigila delle presidenziali di domenica. "Ci stiamo muovendo lentamente, ma inesorabilmente, verso una seconda Guerra Fredda di cui nessuno ha bisogno", ha dichiarato in un'intervista a Bloomberg Tv, accusando di carenza di "tatto politico" quello che una volta fu il suo partner nella politica del 'reset' tra i due Paesi, il presidente Usa Barack Obama. "Mi spiace molto che i risultati ottenuti allora - ha lamentato - siano ridotti a zero".

L'ex leader del Cremlino ha avvertito che Mosca ha gia' preparato una serie di misure in risposta a un possibile ampliamento delle sanzioni occidentali e ha gettato nuovi dubbi sulla legittimita' delle elezioni del 25 maggio, risultato - a suo dire - di "un cambio di potere anticostituzionale". Parlando poco prima del viaggio del presidente russo Vladimir Putin a Shanghai - dove Mosca potrebbe suggellare l'attesa alleanza energetica con la Repubblica popolare - il premier ha invitato a "non vedere motivazioni politiche" nella volonta' russa di sviluppare la cooperazione con l'Asia. A suo dire, si e' ormai vicini alla firma dell'agognato contratto da 456 miliardi di dollari per la fornitura di gas siberiano per i prossimi 30 anni a Pechino.

"Non sono stati colloqui facili", ha ammesso Medvedev, definendo "molto probabile" una firma nell'ambito della visita di Putin. "L'idea di qualsiasi scenario politicamente motivato e' semplice congettura - ha detto - Il fatto e' che vogliamo commerciare con l'Ovest e con l'Est. Avete presente lo stemma russo? L'aquila guarda in entrambe le direzioni", ha detto riferendosi all'aquila bicipite, simbolo della Russia. "Con gli europei commerciamo gia' da molti decenni e si tratta di un mercato molto importante e di valore - ha sottolineato - d'altra parte non possiamo fornire il nostro gas soltanto al mercato europeo perche' ne abbiamo abbastanza anche per il mercato asiatico, che e' il mercato in piu' rapido sviluppo, compresa la Cina, che e' la piu' grande economia".

La Russia potrebbe però "nella peggiore prospettiva" riorientare verso la Cina l'export di gas non consegnato all'Europa. Ha dichiarato il premier Dmitri Medvedev. "Abbiamo abbastanza gas per fornirlo a Est e a Ovest", ha spiegato, aggiungendo pero' che, "sebbene in linea puramente teorica e sebbene la consideriamo la prospettiva peggiore, il gas che non viene consegnato all'Europa puo' essere inviato alla Cina". E ha poi aggiunto: "E' possibile che investitori cinesi acquistino azioni della russa Rosneft, quando la major statale del petrolio verra' privatizzata".

Nonostante le rassicurazioni resta il fatto che mentre a occidente le relazioni, anche economiche, con l'Unione europea e gli Stati Uniti stanno attraversando un periodo difficile, Mosca guarda sempre di più ad est. La Cina sta emergendo come player di primo piano, sia come mercato per le esportazioni energetiche russe, sia come partner strategico. E' di appena due settimane fa infatti il viaggio del presidente americano Obama in Asia. In quell'occasione il leader Usa ha stretto una serie dia ccordi politici e commerciali con paesi come le Filippine, la Corea del Sud o il Vietnam. Paesi in rapida crescita e che non sono allineati a Pechino

L'INCONTRO - Cooperazione e impegno ad aumentare gli scambi bilaterali, portandoli a cento miliardi di dollari entro la fine del 2015. Sono stati questi i temi principali del primo giorno di visita ufficiale in Cina di Vladimir Putin. Non e' ancora arrivato, invece, l'annuncio della firma per il maxi-accordo sulle forniture russe di gas alla Cina, attesa da oltre dieci anni. Protagonisti dell'accordo sono i due gignati degli idrocarburi, la cinese China National Petroleum Corporation (CNPC) e la russa Gazprom, che a partire dal 2018 dovrebbe rifornire la Cina di 38 miliardi di metri cubi all'anno di gas per un periodo di trenta anni.

Putin e' atterrato questa mattina a Shanghai per prendere parte a un summit sulla sicurezza asiatica - la Conference on Interaction and Confidence Building Measures in Asia, o CICA - che si tiene nell'hub finanziario della Cina, ed e' stato a colloquio con il presidente cinese, Xi Jinping, che ha incontrato per la prima volta in Cina dall'insediamento dello stesso Xi, nel marzo dello scorso anno. Con Xi, Putin cui ha discusso dei legami tra i due Paesi, entrambi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e della volonta' manifestata da Putin di portare il volume degli scambi a cento miliardi di dollari entro la fine del prossimo anno, dai poco meno di novanta attuali. La Cina, che e' il primo partner commerciale di Mosca, prevede di raddoppiare questa cifra entro il 2020.

I due presidenti hanno poi fatto da testimoni alla firma di "una serie di importanti accordi di cooperazione bilaterale" scriveva oggi l'agenzia Xinhua, senza scendere nel dettaglio. Oltre alla forniture energetiche, i piu' importanti progetti congiunti che Mosca e Pechino intendono sviluppare nei prossimi anni, riguardano i campi del turismo, delle infrastrutture e della logistica. Nello specifico, ricordava oggi il quotidiano China Daily, l'accordo sulle infrastrutture prevede la realizzazione del primo ponte tra Russia e Cina, che attraversera' la Siberia orientale per arrivare nella provincia nord-orientale cinese dello Heilongjiang, e fungera' da corridoio per le esportazioni; l'accordo sul turismo, invece, e' indirizzato soprattutto alla costruzione di infrastrutture per i piu' anziani in entrambi i Paesi; l'accordo sulla logistica vede al centro gli investimenti nella divisione cinese del provider Global Logistic Properties.

Non sono bastate, invece, le dichiarazioni ufficiali degli alti funzionari russi delle scorse settimane per arrivare all'accordo tra CNPC e Gazprom che doveva contrassegnare il primo viaggio di Putin in Cina da quando Xi Jinping e' diventato presidente. Secondo quanto dichiarato negli scorsi giorni dallo stesso Alexei Miller, CEO di Gazprom, all'intesa finale manca solo una cifra al prezzo delle forniture, il vero scoglio da superare prima della firma. Il contratto sarebbe definito al 98%, aveva dichiarato settimana scorsa il vice ministro russo per l'Energia, Anatoly Yanovsky, ma proprio oggi il CEO di Gazprom, in un comunicato, ha spiegato che Cina e Russia continuano nelle trattative "senza interruzioni" e che il contratto verra' firmato "sulla base del beneficio reciproco". Piu' fiducioso sull'esito delle trattative e' il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, che ai giornalisti presenti a Shanghai ha spiegato che sono stati raggiunti "progressi sostanziali", nonostante le divergenze sul prezzo finale delle forniture. L'ultima cifra, circolata oggi sulla stampa russa da fonti vicine al Cremlino, parla di 456 miliardi di dollari. Intanto, dopo nove giorni di rialzi consecutivi in Borsa sulle voci dell'avvicinarsi dell'accordo, oggi il titolo Gazprom ha perso l'1,43%. La firma dell'accordo significherebbe uno dei punti piu' alti della strategia del pivot a est della Russia, che punta a diversificare le esportazioni di gas e a riposizionarsi sui mercati dell'Asia orientale, sempre piu' importanti nello scacchiere energetico globale.

Xi e Putin hanno poi parlato anche della crisi in Ucraina. I due presidenti hanno espresso "grave preoccupazione" per la crisi in corso nel Paese e hanno firmato un accordo per invitare alla moderazione ed evitare l'escalation del conflitto. Le risoluzioni politiche delle tensioni internazionali sono state al centro anche del colloquio tra il presidente cinese Xi Jinping e il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Cina e Russia sono, per motivi diversi, sotto i riflettori internazionali: la Russia, gia' sottoposta a una raffica di sanzioni dall'Unione Europea, per il ruolo nella crisi in Ucraina, e la Cina per le dispute di sovranita' territoriale nei mari che la bagnano, sia con alcuni Paesi del sud-est asiatico - in particolare Vietnam e Filippine - che con il Giappone per le Senkaku/Diaoyu, che sorgono a nord di Taiwan. A sancire ulteriormente i rapporti tra Cina e Russia, ci saranno poi, a fine mese le esercitazioni navali congiunte, appuntamento annuale, che si terranno proprio nel Mare Cinese Orientale, secondo quanto annunciato il 30 aprile scorso dal Ministero della Difesa cinese, ma che non avranno come target le isole contese con Tokyo.

Il rapporto con la Russia riveste una grande importanza per Xi Jinping, che aveva scelto Mosca, a marzo dello scorso anno, come destinazione di una visita ufficiale da presidente cinese, a pochi giorni dall'insediamento. In quell'occasione Pechino e Mosca avevano firmato l'accordo per una maxi-fornitura di greggio pari a 600mila barili al giorno per 25 anni, per un valore complessivo di 270 miliardi di dollari, con la possibilita' di arrivare fino a 900mila barili al giorno durante la durata del contratto.

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