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Esteri
Crimea, si apre un nuovo fronte. Gelo diplomatico tra Kiev e Yerevan


Ucraina e Armenia sull'orlo della rottura dopo il riconoscimento, da parte della seconda, dell'annessione della Crimea alla Russia. Il ministro degli Esteri ucraino ad interim, Andriy Deshchytsya, ha infatti convocato l'ambasciatore armeno a Kiev, Armen Khachatrian, per manifestargli "profonda preoccupazione" rispetto all'atteggiamento assunto dal suo Paese. Al contempo è stato richiamato in patria l'ambasciatore a Erevan, Ivan Kukhta. La ritorsione diplomatica è scattata poco dopo che il presidente dell'Armenia, Serge Sarkissian, nel corso di un colloquio telefinico con l'omologo russo Vladimir Putin aveva definito l'annessione della Crimea un "modello per la realizzazione del principio dell'auto-determinazione". Il distacco della penisola ribelle dall'Ucraina trova un precedente, risalente ai primi anni '90, proprio nell'intervento militare armeno nel Nagorno-Karabakh, enclave compresa nell'Azerbaigian, per crearvi un mini-Stato satellite di Erevan, peraltro mai riconosciuto come indipendente dalla comunità internazionale.

Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato il trattato di annessione della Crimea alla Russia, ultimo passaggio previsto dalla legge russa per renderlo effettivo. Da ora, dunque, per il governo russo la Crimea non è più né un’entità indipendente né una repubblica autonoma sotto la sovranità dell’Ucraina: è diventata una delle repubbliche della Federazione Russa, status che è stato riconosciuto anche alla città di Sebastopoli, dove è di stanza la flotta russa sul Mar Nero.
 
Il trattato di annessione della Crimea alla Russia era stato firmato una prima volta dal presidente Vladimir Putin e dai leader locali crimeani il 18 marzo a Mosca, al termine di un discorso molto duro di Putin contro l’Occidente e il mondo cosiddetto “unipolare”. Prima della firma di Putin, il trattato era già stato ratificato dalla camera alta del parlamento russo, il Consiglio Federale, che l’aveva votato all’unanimità. Nei giorni scorsi il trattato era stato ratificato anche dalla camera bassa, la Duma, con un solo voto contrario, e approvato dalla Corte Costituzionale di San Pietroburgo.
 
Per ora sembra che l’Occidente non abbia intenzione di riconoscere la legalità dell’annessione della Crimea alla Russia. Le ritorsioni contro il governo russo stanno diventando al contrario sempre più dure, anche se limitate solo all’imposizione di sanzioni “mirate” contro cittadini russi, ucraini e crimeani ritenuti responsabili dell’annessione della Crimea. Ieri il presidente statunitense Barack Obama ha approvato altre sanzioni a 20 persone considerate vicinissime a Putin, oltre che a Bank Rossiya «che dà loro sostegno». Giovedì sera tardi anche i leader dell’Unione Europea, riuniti a Bruxelles, hanno annunciato l’estensione delle precedenti sanzioni ad altri 12 individui.
 
Nemmeno il governo di Kiev sembra voler riconoscere l’annessione della Crimea alla Russia, anche se di fatto sta preparando un piano per ritirare i suoi soldati rimasti bloccati nelle basi militari della Crimea. Venerdì il primo ministro ucraino Arseniy Yatsenyuk ha firmato un accordo politico con l’Unione Europea, che di fatto avvicina le due parti e vuole mostrare il sostegno dei paesi europei alla nuova leadership ucraina.

L'agenzia internazionale Fitch conferma a 'BBB' il rating sovrano della Russia e rivede al ribasso l'outlook, portandolo da stabile a negativo, a causa dei rischi per le sanzioni legate all'annessione della Crimea e alle tensioni con l'Ucraina.

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