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Esteri
Russiagate, la Casa Bianca nega documenti per proseguire l'indagine


La Casa Bianca si è rifiutata di fornire ai deputati che indagano sul Russiagate informazioni e documenti legati all'ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, che aveva mentito al vice presidente Mike Pence dicendo di non aver mai discusso di sanzioni con l'ambasciatore russo in Usa. Le sue false dichiarazioni avevano provocato vivaci proteste tra i democratici e alla fine Flynn era stato costretto a dimettersi. Sulla vicenda sono state aperte due inchieste, sia dal Congresso che dall'Fbi, da subito osteggiate da Washington. Gli atti negati riguardano il nulla osta di sicurezza e pagamenti ricevuti da organizzazioni legate al governo russo e turco. Sei le richieste della commissione che indaga ma la Casa Bianca ha usato vari motivi per opporsi.

Flynn, costretto alle dimissioni 24 giorni dopo la sua nomina dopo la notizia dei suoi incontri con l'ambasciatore russo a Washington prima delle elezioni, nel 2015 accettò un pagamento di 35mila dollari per partecipare ad un evento dell'emittente russa RT, controllata dal Cremlino. In un'intervista del luglio 2016, Flynn aveva però negato di aver parlato con gli emissari di Mosca sulla possibilità che Trump, in caso di elezione, avrebbe potuto levare le sanzioni, e assicurando il governo di non aver mai preso soldi dai russi.

Nonostante questo primo stop, le audizioni di fronte al Congresso proseguono. Il prossimo 8 maggio è attesa Sally Yates, l'ex  procuratore generale che si era opposta al presidente Trump, ritenendo illegale il cosiddetto Muslin ban, il divieto di ingresso negli Usa dei rifugiati e dei cittadini di sette paesi musulmani ritenuti a rischio. E per questo licenziata. In questo caso la Yates sarà però ascoltata sulle possibile interferenze russe, insieme a James Clapper, l'ex direttore della National Intelligence Agency. E' la prima volta la Yates ritorna nella sede del Congresso dopo la sua cacciata a fine gennaio.  

La testimonianza di Sally Yates è particolarmente attesa in quanto era emerso che era stata lei ad allertare la Casa Bianca sulla possibilità che Mike Flynn - scelto dal presidente Trump come suo consigliere per la sicurezza nazionale - fosse stato fuorviante nel dar conto dei suoi contatti a dicembre con rappresentanti russi con conversazioni riguardanti le sanzioni imposte a Mosca.

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