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Iran, la neutralità di Sánchez arma a doppio taglio: così la Spagna rischia l’immobilismo pensando di essere dalla parte giusta della storia

Condannare tutto in nome del diritto internazionale può essere comodo: tra diplomazia impossibile e uso della forza, anche non scegliere ha un prezzo

Iran, la neutralità di Sánchez arma a doppio taglio: così la Spagna rischia l’immobilismo pensando di essere dalla parte giusta della storia
Pedro Sanchez

Sánchez e l’Iran: quando la neutralità diventa immobilismo e indebolisce le democrazie. Il commento

La posizione di Pedro Sánchez sulla guerra che coinvolge l’Iran è, sulla carta, irreprensibile: a un’azione illegale di una dittatura non si risponde con un’altra azione illegale. Il bombardamento americano-israeliano, secondo questa linea, non ristabilisce il diritto internazionale, ma lo indebolisce ulteriormente. Una posizione legittima, senza dubbio. Ma anche profondamente furba. Perché questa neutralità “alta”, apparentemente morale, finisce per essere l’altra faccia della medaglia dei fautori della guerra senza remore. Da un lato, chi pensa che un regime che stermina il proprio popolo meriti di essere colpito con la stessa violenza; dall’altro chi invoca una diplomazia permanente come unica alternativa possibile. Due diversi estremismi.

La diplomazia, infatti, è un’arma nobile solo se esiste un terreno su cui usarla, parlare di negoziati con un regime come quello iraniano — una delle dittature più longeve e strutturate al mondo — rischia di essere un esercizio retorico. Un vicolo cieco, non meno di quello imboccato da chi crede che la forza risolva tutto. Nel frattempo, il diritto internazionale viene evocato come un feticcio, mentre nei fatti non esiste più. È stato svuotato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ed è stato definitivamente azzerato quando Stati Uniti e Israele hanno scelto di colpire senza più nemmeno fingere un quadro condiviso di regole.

Eppure, anche il “non fare nulla” produce effetti devastanti. Lasciare che le dittature sopravvivano, si rafforzino e continuino a condizionare lo scacchiere geopolitico significa accettare un altro tipo di reset: quello in cui le democrazie si fanno progressivamente più deboli, più ricattabili, più ipocrite. Il problema, oggi, non è scegliere una posizione “pulita”, ma assumersi la responsabilità di decidere sapendo che ogni scelta comporta rischi enormi. Per questo l’esaltazione della linea di Sánchez andrebbe ridimensionata e contestualizzata: non è una via d’uscita, ma una comoda sospensione del giudizio. Il rischio più grande, oggi, non è sbagliare strada, ma restare fermi convincendosi di essere dalla parte giusta della storia.