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Esteri
Sinistra in crisi ovunque, dagli Stati Uniti all'Europa. L'ANALISI
Pedro Sánchez Lapresse

L’entusiasmo che l’ elezione di Biden in Usa, aveva provocato nella sinistra di mezza Europa, rischia di subire un duro colpo dopo il voto delle amministrative di due giorni fa. La clamorosa vittoria in Virginia, dove ha vinto il repubblicano Glenn Youngkin che è riuscito a vincere sul superfavorito candidato democratico l'ex governatore Terry McAuliffe, rappresenta una inevitabile bocciatura di Biden e la sua amministrazione dopo solo dieci mesi dal suo insediamento. In questo stato infatti, uno dei più liberal tra quelli del sud, l'attuale capo della Casa Bianca vinse nelle elezioni del 2020 con circa dieci punti di vantaggio.

Ed era un test soprattutto per Kamala Harris la vicepresidente Usa che è scesa in campo in prima persona nella campagna elettorale e avrebbe dovuto dimostrare la sua capacità di mobilitare l'elettorato. Ma i democratici in Virginia sono stati sconfitti. E sia Joe Biden che Kamala Harris hanno subito un duro colpo politico. Senza contare la vittoria per un soffio nel New Jersey, dato anche quello alla vigilia come un voto scontato per i democratici, dove il governatore uscente Phil Murphy ha superato con grande fatica e altrettanta paura lo sconosciuto sfidante repubblicano Jack Ciattarelli.

Se a tutto questo si aggiunge il gradimento degli elettori verso Biden ai minimi storici per un presidente dopo pochi mesi dall'elezione, si può ben capire come la situazione per il partito dell’asinello in Usa si faccia assai complicata. Se il buongiorno si vede dal mattino insomma le elezioni di midterm del prossimo autunno potrebbero essere la pietra tombale su una amministrazione Biden, che già dopo pochi mesi sta mostrando tutte le difficoltà di un partito, che da troppo tempo non riesce a trovare un leader credibile. Grandi aspettative si erano poste sulla vicepresidente Kamala Harris, che sta invece dimostrando in questi mesi tutti i suoi enormi limiti di carattere e personalità.

Ma se i democratici in Usa non sembrano passarsela bene, certo non va meglio per i partiti di sinistra nel vecchio continente. Il governo portoghese guidato dal socialista Antonio Costa, presidente del Consiglio dell’Unione fino allo scorso giugno, è caduto sulla legge di bilancio per il 2022: è stato decisivo il voto contrario del Partito Comunista Portoghese (PCP) e del Blocco di Sinistra (BE), che fornivano un appoggio esterno all’esecutivo. I no hanno infatti prevalso per 117 a 108, più cinque astenuti. Ora probabilmente si andrà ad elezioni anticipate a Gennaio, e non è affatto scontato che i socialisti possano confermarsi al governo.

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