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Esteri
Siria: Farnesina conferma, irreperibili 2 cittadine italiane


La Farnesina conferma che due cittadine italiane che si trovavano in Siria, precisamente ad Aleppo, per progetti umanitari sono irreperibili. Il Ministero degli Esteri fa sapere che sul caso "sin da subito stanno lavorando l'Unità di crisi e la nostra intelligence" e che sono stati attivati "immediatamente tutti i canali informativi e di ricerca per i necessari accertamenti. Le due cittadine si trovavano ad Aleppo per seguire progetti umanitari nel settore sanitario e idrico". "L'Unità di crisi - comunica ancora la Farnesina - ha già preso contatto con le famiglie che vengono tenute costantemente informate sugli sviluppi del caso".

Il Ministero degli Esteri mantiene il riserbo sull'identità delle due cooperanti. Secondo fonti del volontariato, si tratterebbe di Vanessa Marzullo di Brembate (Bergamo), 21 anni, e Greta Ramelli di Besozzo (Varese), 20 anni, fondatrici del Progetto Horryaty - iniziativa di solidarietà per la Siria, che sarebbero state rapite da uomini armati, probabilmente criminali comuni, nei dintorni di Aleppo. Con loro sarebbe stata sequestrata una terza persona, sulla cui identità non trapelano al momento informazioni. Il rapimento sarebbe avvenuto nella notte tra il 31 luglio e il primo di agosto, alle 4 del mattino, quando decine di miliziani avrebbero circondato la casa in cui si trovavano e le avrebbero prelevate.

Non era la prima volta che Greta e Vanessa si recavano in Siria. Nel marzo 2014 il loro primo viaggio, raccontato sul profilo Facebook del progetto. Un sopralluogo svolto da assieme a Roberto Andervill, socio IPSIA di Varese. "Atterrati in Turchia - si legge -, siamo stati accompagnati da una guida siriana nella sua terra, di preciso nelle zone rurali di Idleb, a sud ovest rispetto ad Aleppo. Durante questa prima visita si è cercato di instaurare un primo rapporto con la popolazione locale, al fine di capire le vere necessità e visitare i luoghi coinvolti nel progetto. In particolar modo sono stati visitati i due centri di Primo Soccorso di B. e H., dove c'è stata la possibilità di rilevare le principali problematiche nell'ambito dell'assistenza medica: carenza di personale adatto e di materiale essenziale per condurre assistenza sanitaria di base e di emergenza. Durante questa missione siamo stati sempre accompagnati e scortati da personale locale, con un alto grado di sicurezza".

"Alto grado di sicurezza" che, a quanto pare, non sarebbe stato reale. E non avrebbe tenuto Vanessa e Greta al riparo dal pericolo. Le ragazze erano entrate il 28 luglio da Atma, a pochi chilometri di distanza dall'omonimo campo profughi, uno dei più grandi del Paese.

Il Progetto Horryaty si pone due obiettivi, in collaborazione con il personale medico presente sul posto: attivare un corso base di primo soccorso e rifornire alcune aree di kit di emergenza di Primo Soccorso corredati di tutto il materiale occorrente; garantire ai pazienti malati di patologie croniche di accedere alle giuste terapie rispettando i tempi, dosi e qualità dei farmaci. Per la raccolta dei materiali e delle donazioni, si legge ancora sul profilo Facebook del progetto, "abbiamo collaborato con le seguenti associazioni: IPSIA Varese, Associazione delle Comunità Arabe Siriane In Italia, Comitato S.O.S. Siria, Islamic Organization, il Cuore in Siria e Rose di Damasco".

Ed è proprio Silvia Moroni, presidente della onlus Rose di Damasco, a raccontare a AdnKronos: "Avevamo un appuntamento su Skype giovedì scorso, il 31 luglio, ma Greta e Vanessa non erano in linea. Dalla loro partenza, il 22 luglio, ci eravamo sentite tre volte, mi avevano confermato che il progetto nel quale erano impegnate andava avanti, tanto che avevano intenzione di restare ad Aleppo e mi consultavano proprio per l'invio di altri fondi".

"Le due ragazze sono partire per la Siria il 22 luglio - spiega Moroni - dopo che il 20 luglio avevamo fatto insieme una serata di raccolta fondi a Como. Il loro progetto, finanziato anche dalle associazioni 'Ipsia' ed 'Sos Siria' di Varese, oltre che da 'Rose di Damasco di Asso, in provincia di Como, e dalla comunità siriana araba in Italia. In particolare conclude Moroni - il progetto era quello di acquistare kit di pronto soccorso e pacchi alimentari, da distribuire al confine. In particolare avendo loro fatto dei corsi infermieristici, istruivano i ragazzi in materia di Pronto soccorso".

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