
NSAGATE: MADURO, VENEZUELA PRONTO A VALUTARE ASILO PER SNOWDEN – Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha affermato che il suo Paese e’ pronto a valutare un’eventuale richiesta di asilo politico da parte di Ewdard Snowden, la talpa che ha rivelato il piano segreto di sorveglianza della National Security Agency americana. “non abbiamo ricevuto una richiesta ufficiale”, ha dichiarato da Haiti il successore di Hugo Chavez, “ma, qualora dovessimo riceverla, la valuteremmo come sappiamo che sta facendo l’Ecuador”.
Snowden è a Mosca, nell’area transito dell’aeroporto della capitale. E’ il presidente russo Vladimir Putin a dare risposta alla domanda che i media di tutti il mondo si stanno ponendo in queste ore, e lo fa intervenendo di persona nella controversia che sta contrapponendo la Russia e gli Stati Uniti: il destino di Edward Snowden, il giovane informatico americano che dopo aver rivelato al Guardian i programmi segreti di sorveglianza elettronica della National Security Agency è fuggito da Honk Kong a Mosca, dove dovrebbe fare scalo per una destinazione finale ancora sconosciuta, tra i paesi (Venezuela, Ecuador, Islanda) cui ha presentato richiesta di asilo politico. Snowden, ha detto Putin, “è un uomo libero”, “non ha commesso crimini in Russia” e prima sceglierà la propria destinazione meglio sarà. “Spero che questa vicenda – ha aggiunto Putin – non inciderà nei rapporti tra Russia e Usa”.
Una posizione distaccata, quella del presidente, che conferma il gelo del ministro degli Esteri Lavrov che oggi ha dichiarato che la Russia “non ha nulla a che fare con Snowden”, in quanto l’ex collaboratore del servizio segreto statunitense Nsa “non ha varcato il confine russo”. Le richieste di estradizione di Edward Snowden da parte degli Stati Uniti, ha aggiunto Lavrov, sono pertanto “infondate e inaccettabili”, così come “i tentativi di accusare la Russia di violare le leggi americane, quasi in un complotto”.
Il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, aveva detto ieri che gli Stati Uniti ritengono che Snowden si trovi ancora in Russia e di aspettarsi che Mosca “esamini tutte le opzioni a disposizione” per rimandarlo negli Stati Uniti dove dovrà rispondere delle accuse legate alla diffusione di informazioni secretate.
Tentativi, ha rincarato Lavorv, “accompagnati come se non bastasse da minacce nei nostri confronti”. “Non vi è alcun fondamento legale che giustifichi il comportamento dei funzionari americani”, ha insistito il ministro. Sempre Lavrov ha poi ribadito che il suo paese non ha avuto alcun ruolo nell’intrigo internazionale verificatosi intorno alla figura dell’ex collaboratore dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale americana. “Non siamo coinvolti in alcun modo né con il signor Snowden e i suoi rapporti con la giustizia statunitense né con i suoi spostamenti in giro per il mondo. Ha scelto da solo il suo itinerario e noi”, ha sottolineato, “lo abbiamo appreso dai mass media”. “Noi consideriamo assolutamente infondate e inaccettabili i tentativi cui stiamo asistendo di accusare la parte russa di aver violato le leggi statunitensi, e di poco meno di un complotto, come se non bastasse accompagnati da minacce nei nostri confronti”, ha concluso Lavrov.
