La Spagna è nel caos per le varie vicende giudiziarie che hanno travolto il governo guidato da Pedro Sanchez. Sono già 126 gli indagati in una decina di scandali, più o meno gravi, in qualche modo collegati a Sánchez, che guida la Spagna da otto anni. La lista degli indagati comprende almeno 26 alte cariche dello Stato, ancora in ruolo o “dimissionate”. Come – riporta Il Corriere della Sera – l’ex ministro dei Trasporti ed ex braccio destro del premier, José Luis Ábalos, e il suo assistente Koldo Garcia, condannati rispettivamente a 24 e 19 anni di carcere nel “caso Mascherine” per i reati di criminalità organizzata, corruzione, traffico di influenze e appropriazione indebita. O come l’ex premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero, che governò la Spagna tra il 2004 e il 2011 e oggi è il protagonista dello scandalo Plus Ultra, la compagnia aerea salvata con fondi pubblici e dietro cui sarebbe ruotata una galassia di tangenti e riciclaggio che arriva fino al Venezuela.
Poi – prosegue Il Corriere – c’è il caso della moglie di Sánchez, Begoña Gómez, da tempo nel mirino dei giudici per presunti “favori” ottenuti mentre dirigeva una cattedra universitaria a Madrid. Rinviata a giudizio per quattro reati di corruzione, la “first lady” è stata privata del passaporto. Il governo continua a reggersi grazie al sostegno della coalizione di sinistra Sumar e all’appoggio parlamentare dei partiti nazionalisti catalani e baschi, che al momento non hanno alcun interesse ad aprire una crisi di governo. Il Partito Popolare e Vox chiedono invece elezioni anticipate, ma non dispongono dei numeri per far cadere l’esecutivo.

