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Esteri
Scozia e Catalogna libere, nuova grana per l'Ue

Dopo il terremoto provocato dalla Brexit le forze indipendentiste europee stanno cercando si sfruttare a loro vantaggio la situazione di instabilità creatasi; infatti, in Scozia, "nazione" che appartiene alla Gran Bretagna (con tanto di nazionale propria) la premier Sturgeon ha colto la palla al balzo, per chiedere di rimanere nella Unione europea a "dispetto dei santi", come si suol dire e soprattutto per mettere in difficoltà l'Inghilterra.
A livello europeo la mossa non è certo passata inosservata ed anzi ha provocato un sommovimento delle forze in campo; da un lato l'ostinata e pervicace fhurerona Angela Merkel ha tuonato il solito ritornello di "nein, nein!"  che ad ogni piede sospinto suole sciorinare a qualsiasi richiesta mentre il più politico (e sveglio) capo della commissione europeo Juncker ha visto una opportunità anti - Inghilterra o quantomeno la possibilità di destabilizzare il Regno Unito e quindi ha dialogato intensamente con la Sturgeon non si sa quanto istituzionalmente.
Tuttavia in questa già complessa situazione politica si è inserita una nuova variabile e cioè l'ostilità dichiarata da parte del vincitore delle elezioni spagnole Rajoy che teme sommovimenti indipendentisti nelle regioni della Catalogna e dei Paesi Baschi.
Poiché anche da questo punto di vista l' Ue è una  vera polveriera occorre che la Merkel, sempre più ottusamente convinta di essere la regina d' Europa, cerchi una mediazione per evitare che i tanti conflitti potenziali come ad esempio quello tra valloni e fiamminghi in Belgio, tra tedeschi e italiani in Alto Adige - Sud Tirolo, tra ungheresi e rumeni in Transilvania deflagrino nuovamente e questa volta rovinosamente data la precaria situazione in cui si trova l' Unione.
La Brexit come spesso avviene è stata ampiamente sottovalutata dall' élite degli euroburocrati, tutti presi a fare solo i conti con il pallottoliere dell'economia non considerando che non esistono solo i soldi ma anche gli ideali, come del resto è stata sempre sottovalutata la distanza ormai siderale tra istituzioni europee e gente. Severgnini e Cazzullo del Corriere della Sera, ad esempio, non considerano nelle loro analisi che agli europei che non arrivano a fine mese economicamente di "Erasmus" e della relativa "generazione" interessa assai poco e che oltretutto si tratta di figli di una élite che non riscuote certo molti successi tra la gente comune; questi travisamenti dei fatti, sono tra l'altro, all'origine della crisi mondiale dei partiti della sinistra ormai arroccati nelle tartine degli attici radical - chic mentre le città "bruciano".
Per salvare l'Europa dei popoli e non dei banchieri ci vogliono segnali forti e credibili un po' come ha fatto Papa Francesco quando ha preso la guida della nave in procella della Chiesa Cattolica scossa dai flutti degli scandali sessuali e finanziari: ha fatto quello che la gente si aspettava che facesse e cioè pulizia; solo così ha potuto non solo recuperare una immagine obiettivamente deteriorata ma anzi rilanciarla con il massimo successo possibile.
Servirebbe quindi un "Papa Francesco" per rilanciare l'Europa ma adesso, purtroppo, c'è solo la Merkel…

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