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Sudafrica, niente visto per il Dalai Lama. Salta il Summit dei Nobel

Dal 2009 è la terza volta che il Sudafrica nega il visto alla guida spirituale tibetana per non contraddire la Cina. Il Congresso tibetano chiede che il Summit si svolga a Roma

Il Summit mondiale dei Nobel per la Pace, che si sarebbe dovuto svolgere nelle prossime settimane in Sudafrica, è stato annullato per protesta contro la decisione di Pretoria di negare il visto di ingresso al Dalai Lama. L’annuncio è stato dato giovedì proprio da Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio, da alcuni dei Nobel per la pace che, con la loro decisione di boicottare il vertice, hanno portato alla decisione del trasferimento in un’altra sede che verrà annunciata nelle prossime ore. «Siamo orgogliose che il summit sia stato cancellato dopo che abbiamo protestato per il rifiuto del visto al Dalai Lama», ha detto Jody Williams, premio Nobel nel 1997 per la campagna anti-mine, arrivata a Dharamsala insieme all’iraniana Shirin Ebadi.

Intanto, il Congresso Tibetano ha reso noto di aver chiesto al segretariato permanente del World Summit of Nobel Peace, che il vertice si svolga a Roma, sede del segretariato e di otto precedenti vertici. Quest’anno era stato deciso che il summit si sarebbe svolto, dal 13 al 15 ottobre prossimi, in Sudafrica per commemorare Nelson Mandela, uno dei quattro premi Nobel per la pace sudafricani. A questo proposito proprio Shirin Ebadi, iraniana, avvocato per i diritti umani, ha espresso stupore per il silenzio dell’arcivescovo di Città del Capo, Desmond Tutu, sulla vicenda: «Sono sorpresa dallo stoico silenzio di Desmond Tutu – ha detto Ebadi – lo so che non fa parte del governo, ma finora non ha reso pubbliche le sue posizioni». Poi, mercoledì, alcune agenzie di stampa avevano riportato il pensiero, indicato da più fonti, di Desmond Tutu che aveva denunciato l’atteggiamento del governo sudafricano accusandolo di «sputare in faccia» a Nelson Mandela, altro premio Nobel per la pace, e di «piegare la testa davanti a Pechino». Era stato reso noto il 4 settembre scorso, che per la terza volta in 5 anni al Dalai Lama sarebbe stato negato il visto per il Sudafrica, per il malcelato timore, appunto, di scontentare l’importante alleato (economico) cinese.
 
E il sindaco di Città del Capo, Patricia De Lille si è detta «molto arrabbiata e delusa»: «Non c’è alcun dubbio che il governo sudafricano debba essere incolpato per questa situazione», ha aggiunto il sindaco. De Lille è membro dell’Alleanza democratica (Da), principale partito di opposizione all’Anc al potere in Sudafrica da venti anni. L’Alleanza «Da» guida invece la provincia del Capo dal 2009. «Hanno deliberatamente imbrogliato riguardo al rifiuto di concedere un visto al Dalai Lama, affermando di non avere ricevuto alcuna richiesta, mentre hanno chiaramente indicato ai rappresentanti della guida spirituale dei tibetani che nessun visto gli sarebbe stato concesso al suo arrivo al summit a Città del Capo quest’anno», ha aggiunto De Lille. Dopo l’arrivo al potere del presidente Jacob Zuma nel 2009, il Sudafrica ha fatto una scelta diplomatica ben precisa, cercando di privilegiare le relazioni con Pechino, bypassando le questioni legate ai diritti umani, alle quali erano invece statu attenti i predecessori dell’attuale presidente, vale a dire Nelson Mandela e Thabo Mbeki.