I Carabinieri del comando provinciale di Parma hanno arrestato Harushimana Guillaume, 50enne originario del Burundi che vive a Parma da diversi anni: è accusato di concorso nel triplice omicidio delle suore italiane in Burundi tra il 7 e l’8 settembre 2014 in qualità di ideatore e organizzatore. Al 50enne, arrestato a Parma, viene contestato il ruolo di istigatore, co-organizzatore logistico dei delitti: secondo gli inquirenti le suore sono state uccise per aver espresso il rifiuto di collaborare per l’aiuto alle milizie burundesi in Congo. Secondo gli investigatori, il 50enne avrebbe svolto sopralluoghi, prestato garanzie sulla disponibilità di denaro destinate agli esecutori, avrebbe recuperato la chiave per entrare nell’abitazione delle suore, avrebbe acquisito camici da chierichetti da far indossare agli assassini per non far sorgere sospetti sulla loro presenza all’interno della missione.
L’indagine sul caso delle tre suore italiane massacrate in Burundi nel 2014 è ripartita dopo la presentazione a Parma, il 27 settembre 2024, del libro “Nel cuore dei misteri”, della giornalista Giusy Baioni. L’evento trovò spazio anche sul quotidiano locale della Gazzetta di Parma. Sulla scorta dell’input giornalistico ed editoriale la Procura spiega di aver aperto un fascicolo, con immediata delega ai carabinieri del Nucleo investigativo di Parma per avviare accertamenti. La prima fase investigativa sul caso, risalente al 2014, spiega la Procura parmigiana, fu avviata sulla base di una breve relazione sui fatti, redatta dalla Ambasciata italiana di Kampala in Uganda, indirizzata alla Procura di Parma, ma il fascicolo contro ignoti venne definito con archiviazione nel 2015 per l’assenza delle condizioni necessarie per ritenere la sussistenza della giurisdizione italiana. A distanza di circa quattro anni, nel maggio 2018, c’è stata una seconda fase: l’Ambasciata di Kampala trasmetteva alla Procura di Parma una nota con la quale si comunicava che tal Guillaume Harushimana aveva ottenuto un visto per l’Italia per partecipare a un corso di formazione legato al suo incarico in una associazione di Parma.
Soggetto, si leggeva nella nota, menzionato durante le indagini a seguito dell’assassinio delle tre suore e a seguito di dichiarazioni di un pentito che avrebbe accusato funzionari governativi di un complotto per l’eliminazione delle tre religiose, colpevoli, a suo dire, di essere a conoscenza di traffici illeciti e di essere in combutta con dei ribelli dal Congo. In questa fase Guillaume Harushimana veniva sentito, ma si dichiarava estraneo ai fatti e forniva un alibi. Anche questa fase si chiuse con una archiviazione per carenza di elementi.
A settembre 2024, preso atto del contenuto del libro della giornalista Baioni, partiva una terza fase investigativa con l’acquisizione delle dichiarazioni di alcune suore saveriane (mai sentite dalle autorità burundesi) e dell’autrice del libro-inchiesta. Da questi accertamenti emerse “un clima di vero e proprio terrore che si viveva in Burundi, collegato alla circostanza che i protagonisti della vicenda sarebbero tutti a vario titolo collegabili alla Polizia segreta del Burundi, dalle cui fila sarebbero provenuti ideatori, organizzatori, esecutori del triplice omicidio”, sottolinea la Procura di Parma. In questo clima nacque il primo arresto, un 33enne considerato “il folle di turno”. Furono tra l’altro uccise diverse altre persone coinvolte nella vicenda, tra cui anche lo stesso mandante, il generale Adolphe Nshimirimana.

