La Milano Fashion Week entra nella sua fase più intensa, quella in cui i debutti pesano come dichiarazioni di poetica e le collezioni diventano manifesti culturali. Le sfilate di ieri hanno disegnato una mappa precisa: ritorni alle origini, identità forti, minimalismi attraversati da tensioni e romanticismi radicati nella memoria.
Cosa aspettarsi: Fendi, Antonio Marras, Jil Sander, Etro
Il momento più atteso era senza dubbio il debutto di Maria Grazia Chiuri alla direzione creativa di Fendi. Un ritorno “a casa” per la stilista romana, che proprio nella maison della doppia F aveva mosso i primi passi alla fine degli anni Ottanta. La collezione autunno-inverno 2026/27 è un esercizio di sottrazione e consapevolezza: silhouette nette, capospalla strutturati ma alleggeriti, una palette dominata dal nero con incursioni di bianco e beige. Centrale il tema della pellicceria, reinterpretata attraverso il recupero e la trasformazione dei materiali, in dialogo con le nuove sensibilità contemporanee. Il guardaroba è condiviso, fluido, pensato per uomini e donne che abitano lo stesso spazio estetico. In prima fila, volti internazionali del cinema hanno sottolineato la portata globale del nuovo corso.
Atmosfera completamente diversa da Antonio Marras, che ha trasformato il suo spazio milanese in un giardino di rose ispirato alle Janas, le fate della tradizione sarda. La collezione è un racconto poetico e identitario: pizzi, velluti, damaschi e broccati convivono con tuniche impalpabili e giacche dal taglio maschile. La rosa diventa simbolo narrativo e decorativo, declinata in ricami, stampe e sovrapposizioni. Marras lavora per stratificazioni e rimandi culturali, riportando in auge anche l’upcycling con capi realizzati recuperando e riassemblando pezzi d’archivio. Una moda che non teme la memoria, ma la utilizza come materia viva.
Da Jil Sander, Simone Bellotti firma la sua seconda collezione e sceglie il concetto di “casa” come punto di partenza. Se il brand è sinonimo di purezza e rigore, Bellotti ne esplora le contraddizioni: cappotti e blazer dai tagli impeccabili si aprono con spacchi improvvisi, gonne e schiene rivelano fenditure inattese. I tessuti d’arredamento diventano materia sartoriale, fluidi o modellati in silhouette a clessidra. Anche gli accessori raccontano questa tensione: tacchi esagerati accanto a ballerine unisex aderenti come calze. È un minimalismo che si incrina senza perdere disciplina.
Eclettica la proposta di Etro, guidata da Marco De Vincenzo, che conferma la sua capacità di far dialogare mondi all’apparenza lontani. La collezione procede come un loop creativo: nulla si ripete davvero, ma tutto si trasforma. Pattern, texture e suggestioni si intrecciano in una narrazione stratificata che ribadisce l’identità libera e riconoscibile della maison.
I prossimi appuntamenti
La giornata di oggi si annuncia altrettanto densa. In calendario le sfilate di Max Mara, Prada, Emporio Armani – in doppio appuntamento – Marni e Roberto Cavalli. Una sequenza che attraversa registri differenti: dal rigore sofisticato alla sperimentazione concettuale, fino al glamour più audace. Milano conferma così la sua vocazione di laboratorio internazionale, dove tradizione e futuro si incontrano e ogni passerella diventa parte di un racconto collettivo, in continua evoluzione.

