La telefonata segreta che ha fermato Trump, così è saltato l’attacco all’Iran: cos’è successo
Una nuova, massiccia ondata di raid contro Teheran era attesa proprio nel fine settimana. A sorpresa, però, Donald Trump ha annunciato di aver acconsentito a fermare l’offensiva, a patto che si arrivi subito a un’intesa. Il presidente americano lo ha scritto su Truth, spiegando che l’Iran e altri Paesi del Medio Oriente gli avrebbero chiesto di sospendere qualsiasi attacco poiché i termini generali di un accordo sarebbero già stati concordati. Un’intesa che comporterebbe l’apertura immediata, completa e totale dello Stretto di Hormuz e la fine di quella che Trump definisce la minaccia nucleare iraniana. Nel messaggio, il presidente Usa ha comunque ribadito che gli Stati Uniti restano “pronti all’azione” con una potenza militare “mai vista dalla Seconda Guerra Mondiale“, ma ha accettato di annullare l’attacco “per il bene futuro del mondo” e per la sopravvivenza di “un Iran prospero e di successo”. Trump ha aggiunto che anche Israele si unisce all’impegno.
Poco prima dell’annuncio era emersa, grazie a una rivelazione di Axios, la notizia di un colloquio telefonico tra Trump e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Il leader di Riad avrebbe espresso al presidente americano preoccupazione per i piani di colpire gli obiettivi energetici iraniani, annunciati in risposta all’attacco missilistico iraniano contro una base statunitense in Giordania e alle continue interruzioni del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, a cui Teheran aveva risposto minacciando ritorsioni contro impianti energetici e infrastrutture in Israele e nei Paesi del Golfo.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva peraltro messo in guardia il capo di stato maggiore dell’esercito pakistano Asim Munir e il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan da qualsiasi “azione avventuristica” da parte dell’esercito statunitense. In questo contesto assume particolare rilevanza la tempistica della chiamata di Mohammed bin Salman, che avrebbe anche esortato Trump a ridurre la tensione. Secondo Axios, pressioni analoghe sarebbero arrivate da altre potenze regionali, tra cui Qatar, Emirati Arabi Uniti, Turchia e Pakistan.
Sempre secondo la ricostruzione di Axios, nella giornata di sabato i mediatori del Qatar avrebbero avuto colloqui separati con il ministro degli Esteri iraniano Araghchi, con l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e con funzionari omaniti, nel tentativo di trovare un’intesa per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Colloqui in cui si sarebbero registrati progressi concreti, a cui lo stesso Trump farebbe indiretto riferimento nel suo post su Truth. Le cause dell’improvvisa disponibilità al dialogo restano oggetto di analisi da parte degli osservatori internazionali, così come la tenuta effettiva dell’accordo annunciato, che il presidente Usa condiziona esplicitamente a una rapida conclusione delle trattative.

