Trump annuncia nuove sanzioni contro Cuba e minaccia di prenderla “subito dopo l’Iran”. L’Avana: “Punizione collettiva per il nostro popolo”. Centinaia di persone in piazza per la patria e la pace
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, torna ad alzare la tensione sullo scacchiere internazionale e punta direttamente su Cuba. Durante un intervento a una cena privata del Forum Club a West Palm Beach, in Florida, il tycoon ha dichiarato che “prenderà il controllo” dell’isola caraibica “quasi immediatamente”, precisando che prima porterà a termine “l’operazione in Iran”. Parole che si inseriscono in un contesto già fortemente deteriorato tra Washington e L’Avana, segnato da nuove sanzioni economiche e da una retorica sempre più aggressiva. Trump ha anche ipotizzato uno scenario militare, evocando la possibilità che una portaerei statunitense, “di ritorno dall’Iran”, possa fermarsi a poche decine di metri dalla costa cubana.
Le dichiarazioni arrivano mentre l’amministrazione americana ha appena introdotto nuove misure restrittive contro l’isola, colpendo individui e settori chiave dell’economia, dall’energia alla difesa, fino ai servizi finanziari. Secondo Washington, i provvedimenti prendono di mira soggetti coinvolti in “gravi abusi dei diritti umani” o in episodi di corruzione. Durissima la reazione di Cuba. Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla ha denunciato su X che le sanzioni rappresentano una “punizione collettiva” per il popolo cubano, accusando gli Stati Uniti di voler imporre ancora una volta misure coercitive unilaterali. In una dichiarazione in spagnolo, le restrizioni sono state definite “illegali” e “abusive”.
A guidare la risposta politica interna è stato il presidente Miguel Díaz-Canel, che ha invitato i cittadini a mobilitarsi contro quello che ha definito “il blocco genocida e le rozze minacce imperiali”. Il primo maggio, centinaia di migliaia di persone hanno sfilato all’Avana fino all’ambasciata statunitense sotto lo slogan “Difendere la Patria”, in una manifestazione guidata dallo stesso Díaz-Canel insieme all’ex leader rivoluzionario Raúl Castro. Le autorità cubane hanno parlato di oltre sei milioni di firme raccolte “per la patria e per la pace” nelle settimane precedenti, anche se l’opposizione ha sollevato dubbi sulla trasparenza delle modalità di raccolta.
Nel frattempo, la situazione economica dell’isola continua a peggiorare. Già segnata da anni di stagnazione e dall’embargo statunitense in vigore dal 1959 dopo la rivoluzione guidata da Fidel Castro, Cuba sta affrontando una nuova crisi aggravata dal recente blocco delle forniture di carburante imposto da Washington. Le carenze energetiche hanno reso i blackout una costante, mentre il turismo, storicamente uno dei pilastri economici del Paese, è crollato. Le nuove sanzioni arrivano inoltre in un momento delicato, dopo alcuni timidi segnali di riavvicinamento: ad aprile, infatti, funzionari statunitensi avevano visitato l’isola per colloqui bilaterali. Un dialogo che appare ora nuovamente compromesso.
Con le tensioni in aumento e dichiarazioni sempre più esplicite da parte di Trump, il dossier Cuba torna così al centro della politica estera americana, riaprendo uno scenario che richiama alcune delle fasi più critiche dei rapporti tra i due Paesi.

