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Trump-Zelensky, l’esperto: “I Patriot non spaventano Putin. Il vero timore del Cremlino è un altro”

L’analista geopolitico analizza ad Affaritaliani il riavvicinamento tra Trump e Zelensky, il dossier Patriot e gli equilibri del conflitto

Trump-Zelensky, l’esperto: “I Patriot non spaventano Putin. Il vero timore del Cremlino è un altro”
Donald Trump e Volodymyr Zelensky

Guerra Ucraina, Morelli: “Le nuove sanzioni non fermeranno Mosca. Ecco qual è il vero nodo”

Dopo mesi di rapporti altalenanti, il faccia a faccia tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca sembra aver inaugurato una nuova fase nei rapporti tra Washington e Kyiv.

Al centro dell’incontro, definito “positivo” dal presidente ucraino, la cooperazione militare, il sostegno americano e la prospettiva di concedere all’Ucraina una licenza per la produzione dei sistemi di difesa Patriot. Sullo sfondo restano il nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca, il riarmo europeo e le dichiarazioni di Zelensky, secondo cui “l’iniziativa non è più nelle mani di Putin”.

Ma quanto possono davvero incidere questi sviluppi sull’andamento del conflitto? La produzione dei Patriot in Ucraina rappresenterebbe un punto di svolta? E le nuove sanzioni occidentali sono davvero in grado di indebolire la capacità della Russia di proseguire la guerra o Mosca ha ormai trovato nuovi equilibri economici e strategici?

A rispondere è Elia Morelli, ricercatore di storia presso l’Università di Pisa e analista geopolitico, che ad Affaritaliani analizza gli ultimi sviluppi del conflitto, il riavvicinamento tra Trump e Zelensky e le possibili conseguenze sugli equilibri tra Stati Uniti, Russia ed Europa.

Trump ha annunciato la concessione di una licenza che consentirebbe all’Ucraina di produrre i sistemi Patriot. Questo impegno verrà realmente rispettato? E, se accadesse, quanto potrebbe incidere sull’andamento della guerra?

“Resta da vedere se questo impegno verrà effettivamente mantenuto. I Patriot sono sistemi missilistici terra-aria a lungo raggio sviluppati negli Stati Uniti e rappresentano uno degli strumenti più avanzati per la difesa aerea e antimissile. Se l’Ucraina ottenesse la possibilità di produrli, aumenterebbe in modo significativo le proprie capacità difensive e, indirettamente, la pressione militare sulla Russia.

Tuttavia, sull’andamento della guerra potrebbe incidere ancora di più il massiccio riarmo annunciato da diversi Paesi europei. Mosca osserva con preoccupazione i piani di rafforzamento militare di Germania, Polonia e altri Stati dell’Europa orientale e settentrionale, che giustificano tali investimenti con esigenze di deterrenza nei confronti della Russia.

In questo contesto, l’eventuale produzione di Patriot in Ucraina contribuirebbe a rafforzare la capacità di resistenza di Kiev, mentre il riarmo europeo rischia di alimentare ulteriormente la competizione strategica sul continente”. 

Zelensky sostiene che “l’iniziativa non è più nelle mani di Putin” e che le perdite russe siano ormai molto elevate. È davvero così? E in che misura il nuovo pacchetto di sanzioni allo studio del Senato americano contro Mosca e i Paesi che acquistano energia russa può incidere sulla capacità della Russia di proseguire il conflitto?

“Zelensky utilizza una retorica molto decisa per rispondere alle difficoltà che sta affrontando sul piano interno. Negli ultimi mesi ci sono stati cambiamenti ai vertici politici e militari ucraini, oltre a tensioni che testimoniano come la guerra stia mettendo sotto pressione il sistema Paese.

Per quanto riguarda le sanzioni, ritengo che il loro impatto sulla capacità della Russia di continuare il conflitto sarà limitato. In questi anni Mosca è riuscita a riorientare gran parte delle proprie esportazioni energetiche verso l’Asia, in particolare verso Cina e India. I rapporti economici con Pechino si sono rafforzati notevolmente, così come quelli con Nuova Delhi, che oggi copre una quota rilevante del proprio fabbisogno energetico con forniture russe.

La Russia dispone inoltre di risorse demografiche, economiche e militari superiori rispetto all’Ucraina. Si tratta di una guerra di logoramento e, nel lungo periodo, questo fattore potrebbe continuare a rappresentare un vantaggio per Mosca. Per questo motivo non credo che il nuovo pacchetto di sanzioni possa modificare in modo decisivo l’andamento del conflitto”. 

Dopo mesi di rapporti altalenanti, l’incontro alla Casa Bianca sembra aver rilanciato il dialogo tra Trump e Zelensky. Si tratta di un gesto simbolico o dell’inizio di una nuova fase nei rapporti tra Washington e Kyiv?

“Gli Stati Uniti intendono, da un lato, dialogare con la Russia per cercare una soluzione al conflitto e, dall’altro, continuano a sostenere la resistenza ucraina, perché questo significa indebolire l’esercito di Mosca.

Questa fase di riavvicinamento tra Washington e Kiev è funzionale a entrambe. Gli Stati Uniti puntano a ridurre progressivamente la propria presenza in Europa, affidando maggiori responsabilità agli alleati e concentrando più risorse sull’Indo-Pacifico, mantenendo però una forte influenza attraverso la Nato. Dall’altra parte, Kiev cerca di conservare il sostegno americano. 

In questo quadro ritengo che gli apparati strategici ucraini stiano cercando di collegare il teatro europeo a quello mediorientale. Lo dimostrano l’attacco del 25 luglio a una nave mercantile iraniana nel Mar Caspio e le accuse di Zelensky secondo cui la Russia avrebbe fornito all’Iran dati satellitari per colpire basi americane nel Golfo.

C’è quindi il tentativo, da parte dell’Ucraina, di unire i due teatri di crisi, quello europeo e quello mediorientale, così da rafforzare il proprio peso strategico e proseguire il conflitto contro la Russia”. 

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