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Esteri
Tunisia, Essebsi proclama la vittoria. Ma gli islamici non ci stanno

Beji Caid Essebsi, 88enne leader del primo partito del Paese, il laico Nidaa Tounes, si avvia a diventare il nuovo presidente della Tunisia, il primo capo di Stato eletto a quattro anni dalla caduta di Ben Ali. Rispettando i pronostici della vigilia, secondo gli exit poll, Essebsi avrebbe battuto l'attuale presidente 'provvisorio' Moncef Marzouki, sostenuto dagli islamici, con il 53.8% delle preferenze secondo la società 3C etudes citata dalla tv pubblica, con il 55.5% secondo un altro istituto nel ballottaggio per l'elezione del primo presidente della Repubblica. La sua elezione - segnata da una giornata di relativa calma alle urne malgrado i timori della vigilia che avevano suggerito imponenti misure di sicurezza - chiude il processo di transizione in Tunisia, il Paese dove la Primavera araba è nata e dove oggi trova forse l'unico compimento veramente democratico.

 Marzouki però nega e parla di testa a testa, denunciando su Facebook anche irregolarità e brogli. Il team di Marzouki invita l'Isie (Istanza Superiore indipendente per le elezioni) a prendere le misure necessarie contro le irregolarità e invita lo staff di Essebsi a rispettare la legge e a non alimentare la tensione tra i cittadini. Al primo turno Essebsi aveva ottenuto il 39,5%, contro il 33,4% del presidente uscente, l'islamista Moncef Marzouki, esponente di Ennhada.

Affluenza oltre il 50%. L'affluenza al voto, stando ai dati diffusi, alle 18.15 era stata del 53%. È quanto riferisce Nabil Baffoun, un membro dell'Isie (Instance supérieure indépendante pour les élections), l'ente indipendente incaricato di organizzare le elezioni, citato dalla stampa locale. Baffoun ha aggiunto che il tasso di partecipazione al voto potrebbe aumentare dal momento che alcuni elettori hanno continuato a votare all'interno dei seggi anche dopo la chiusura delle sedi.

Alta tensione. Oltre 60mila uomini tra esercito e forze dell'ordine sono stati dispiegati a Tunisi per garantire il regolare svolgimento delle operazioni elettorali, alle quali erano attesi 5 milioni di elettori.

Minacce prima del voto. Mercoledì è stato diffuso in rete un video in cui jihadisti, con alle spalle una bandiera dello Stato islamico-Is, rivendicano gli omicidi del 2013 dei due politici di opposizione Chokri Belaid e Mohamed Brahmi, e minacciano i tunisini in vista del voto. Durante la notte l'esercito ha ucciso un uomo e arrestato altri tre che avevano attaccato i soldati a guardia di una scuola di Kairouan dove era stato immagazzinato materiale elettorale. Il Ministero della Difesa ha comunicato che nella notte tra sabato e domenica "un gruppo armato ha tentato di attaccare un'unità (...). La pronta reazione dei soldati ha causato la morte di un uomo armato di fucile da caccia e l'arresto di tre sospetti", ha detto il portavoce del ministero, Belhassan Oueslat.

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