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Esteri
Guerra Ucraina, le tappe per una pace possibile tra Kiev-Mosca: il piano Usa
Guerra Ucraina

Ucraina, le tappe forzate di un percorso di pace imposto da Washington

Appena una settimana fa si chiudevano, quasi in contemporanea, il G7 a guida italiana e la “stravagante” conferenza di pace sull’Ucraina organizzata da Kiev in Svizzera (nazione emblema della neutralità) con l’assenza (assai rumorosa) della Russia. Due appuntamenti che assomigliano molto a due tappe di un unico complessivo piano strategico orchestrato da Washington verso “una” pace (l’articolo indeterminativo è d’obbligo) tra la Russia e l’Ucraina. Del resto il 4 novembre è dietro l’angolo e per la Casa Bianca anche solo riuscire ad apparecchiare un tavolo di pace potrebbe sancire il sigillo sulla elezione di Joe Biden 47° presidente degli Stati Uniti d’America. Dunque non c’è tempo da perdere! 

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E se il G7 si era concluso con l’accordo di concedere a Kiev un nuovo e corposo pacchetto di aiuti da 50 miliardi di dollari da destinare -si badi bene- alla difesa e -udite- alla ricostruzione dell’Ucraina (1° tappa), la conferenza di Losanna (2° tappa) nel riaffermare ormai solo il tema dell’integrità territoriale dell’Ucraina, ha aperto le porte ad una nuova conferenza di pace (3° tappa) -questa volta- aperta anche alla Russia entro la fine dell’estate.

Tutto secondo il calendario USA e tutto secondo i canoni di una nuova narrazione che dovrà accreditarsi in occidente come in Ucraina: «una pace è possibile ed utile anche se stipulata con Vladimir Putin (il diavolo per Kiev), anche senza l’adesione dell’Ucraina alla NATO, anche senza l’ambizione della vittoria della guerra e l’umiliazione di Mosca».

Una narrazione capace da un lato di esaltare l’operato e, soprattutto, la figura di Volodymyr Zelensky (in vista delle prossime elezioni presidenziali ucraine) e, dall’altro, di riavvolgere il nastro sradicando i mille paletti piantati in questi 30 mesi sul sentiero strettissimo della pace. Insomma una marcia indietro, che -prima dell’incontro con Putin (al quale sarà concesso -altra imposizione degli USA- un espatrio sicuro senza rischio di arresto) riguarderà inevitabilmente anche la questione dell’integrità territoriale dell’Ucraina ultimo baluardo della “strategia Zelensky” ed ultimo ostacolo ad una pace. Forse non alla “pace giusta” predicata dai comodi pulpiti televisivi e politici ma alla “pace possibile”. Perché la pace si fa tra nemici (e tra nemici non è mai possibile ottenere una vera “pace giusta”) e perché ogni pace è migliore di ogni guerra. Lo si dica a Kiev come a Tel Aviv.






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