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Ucraina, Paniccia: “Zelensky a Mosca? Sarebbe come Churchill da Hitler. La via per la pace passi da Bruxelles”

L’esperto lancia l’idea di un Comitato Diplomatico per la pace a guida europea

Ucraina, Paniccia: “Zelensky a Mosca? Sarebbe come Churchill da Hitler. La via per la pace passi da Bruxelles”

Ucraina, l’analisi di Paniccia: “La pace deve passare da Bruxelles”

Mentre Sergei Lavrov rilancia dall’Assemblea generale dell’Onu la linea dura del Cremlino – accusando Bruxelles di essere il vero ostacolo a una tregua in Ucraina – il problema potrebbe altrove: nella debolezza politica di un’Europa che, pur essendo prima potenza economica, sociale e culturale, continua a lasciare ad americani e russi la regia della guerra e, potenzialmente, della pace. Il commento per Affaritaliani di Arduino Paniccia, analista di strategia militare e geopolitica e fondatore e presidente della Scuola di Guerra Economica e Competizione Internazionale di Venezia (ASCE).

L’analisi

“Lavrov ha accusato l’Unione Europea di essere la vera responsabile della mancata pace e della mancata tregua in Ucraina. È lo stesso ministro degli Esteri russo che ha mantenuto in questi anni una posizione rigidissima e ancora ieri, davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ribadiva che gli obiettivi della Russia saranno raggiunti ‘in ogni circostanza’. Ma, al di là delle parole di Lavrov, resta un problema che l’Europa deve avere il coraggio di affrontare. L’Unione Europea, pur avendo dimostrato in questi anni una coesione per molti aspetti inaspettata e un forte legame con la NATO, non è ancora riuscita a presentarsi sulla scena internazionale come una vera potenza mondiale. Eppure economicamente, socialmente e culturalmente lo è.

L’Europa ha difeso diritti umani, welfare, democrazia, libertà e uno stile di vita che continua a rappresentare un modello per una parte importante del mondo. Ma tutto questo oggi non basta. In una globalizzazione che si sta rapidamente trasformando in un sistema di blocchi e di grandi potenze, l’Europa deve essere in grado di confrontarsi alla pari con Stati Uniti, Cina e Federazione Russa. Altrimenti rischia di trovarsi progressivamente ai margini. L’Ucraina ne è l’esempio più evidente. La guerra si combatte in Europa. La futura frontiera tra Russia e Occidente passerà ancora una volta attraverso l’Unione Europea. Ed è quindi a Bruxelles che devono essere compiuti gli sforzi decisivi per arrivare almeno a un cessate il fuoco, a una tregua e infine a una pace duratura.

Va considerata quindi a livello di battuta la proposta fatta a Zelensky di presentarsi a Mosca per trattare. Come se, a suo tempo, Churchill fosse stato invitato a Berlino da Hitler. È arrivato quindi il momento di immaginare un vero Comitato Diplomatico per la pace, con una presenza preponderante dei rappresentanti europei e, naturalmente, con un ruolo determinante dell’Ucraina, che da anni combatte questa guerra e che non può essere relegata al ruolo di spettatore. Allo stesso tavolo dovranno sedere i rappresentanti inviati da Mosca come interlocutori prioritari. E poi NATO e Stati Uniti, indispensabili per il peso politico e militare che hanno avuto e continuano ad avere nel conflitto, ma senza che siano ancora una volta gli americani a sostituirsi all’Europa nella costruzione della pace.

Negli ultimi mesi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno percorso ripetutamente la strada tra Washington, Mosca e Kyiv. Eppure una soluzione continua a non esserci. Non si può continuare a immaginare che la pace europea venga costruita prevalentemente attraverso una diplomazia americana che fa la spola tra le capitali. Perché se questa guerra finirà, la nuova frontiera che nascerà non sarà americana. Sarà europea. E proprio per questo la pace deve essere costruita, prima di tutto, in Europa”

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