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Ucraina, trattative segrete tra Trump e Putin: dietro la tregua l’ombra di un cambio di governo. Spuntano due nomi per il post Zelensky

L’analista Elia Morelli spiega le mosse di Washington per arrivare a un accordo con Mosca e la difficile posizione del presidente ucraino

Ucraina, trattative segrete tra Trump e Putin: dietro la tregua l’ombra di un cambio di governo. Spuntano due nomi per il post Zelensky
Donald Trump e Vladimir Putin

Tregua Ucraina, l’esperto: “Trump tratta con Mosca per spingere Kiev al cambio di governo”

Mentre Donald Trump cerca una via d’uscita dal conflitto e la Russia continua a spingere sul campo, il futuro dell’Ucraina si decide sopra la testa di Kiev. Da una parte Washington vuole chiudere il fronte europeo per concentrarsi sulla sfida con la Cina, dall’altra Mosca punta a tenere i territori conquistati nel Donbass e a sfruttare il fattore tempo.

Ma cosa c’è davvero dietro l’ipotesi di una tregua energetica e quali sono i veri accordi tra Stati Uniti e Russia? La posizione di Volodymyr Zelensky è diventata davvero così debole? E soprattutto, Trump vuole solo la pace o punta a un cambio ai vertici del governo ucraino? A fare il punto è Elia Morelli, ricercatore di storia presso l’Università di Pisa e analista geopolitico, che ad Affaritaliani spiega cosa sta succedendo tra Washington, Mosca e Kiev: “Gli USA spingono per l’accordo e per Zelensky la situazione è sempre più difficile”. 

Trump annuncia una tregua energetica senza aver informato Kiev. Cosa rivela questo episodio sui rapporti tra Washington, Mosca e Zelensky, e sulla reale possibilità di arrivare a un’intesa?

L’annuncio di Donald Trump rivela come Stati Uniti e Russia stiano portando avanti interlocuzioni dirette per evitare un’escalation del conflitto in Ucraina, un quadro che rischierebbe di far deflagrare una grande guerra nell’Europa orientale coinvolgendo gli attori atlantici e la stessa America. Questo canale aperto con Mosca trova riscontro anche nel recente viaggio del direttore della CIA, John Ratcliffe, nella capitale russa per incontrare i suoi omologhi e contenere la portata dell’offensiva.

L’iniziativa suggerisce inoltre che le due potenze abbiano già delineato le basi di un’intesa al summit di Anchorage. Si tratterebbe di una bozza di accordo per cui la maggior parte dell’Ucraina rientrerebbe nell’orbita euro-atlantica e sotto l’influenza statunitense, pronti a sfruttarne le risorse minerarie e le terre rare. Alla Russia verrebbe invece garantito il controllo di circa il 20% del territorio ucraino, corrispondente all’area del Donbass che le truppe moscovite stanno cercando di occupare nella sua interezza.

L’atteggiamento di Trump risponde a precise priorità strategiche: riavvicinarsi a Mosca per allontanarla dall’asse con Pechino e giungere a un accordo, mantenendo comunque l’Ucraina nella sfera d’influenza occidentale. Da qui nascono gli attacchi continui del presidente americano contro Volodymyr Zelensky, la cui posizione è oggi molto fragile sul piano interno. 

Gli attacchi della Casa Bianca mirano dunque a mettere in difficoltà l’attuale inquilino del palazzo presidenziale di Kiev, dipinto dall’amministrazione Trump come l’ostacolo principale alle trattative. L’obiettivo potrebbe essere quello di favorire l’emersione di figure più inclini al negoziato, come l’ex comandante generale e attuale ambasciatore a Londra, Valerij Zalužnyj, o il giovane ministro in ascesa Mychajlo Fedorov.

Zelensky si è detto pronto a fermare gli attacchi alle raffinerie russe se Mosca farà lo stesso con le infrastrutture energetiche ucraine. Quanto può essere efficace una tregua limitata agli obiettivi energetici? Ci sono motivi per essere ottimisti?

Una tregua circoscritta al settore energetico presenterebbe indubbi vantaggi per entrambe le parti. Da un lato la Russia trarrebbe beneficio dallo stop agli attacchi dei droni ucraini contro le proprie raffinerie e i centri idrocarburici, che negli ultimi mesi hanno causato gravi danni alimentando l’inflazione e facendo impennare il costo dei carburanti sul mercato interno.

Dall’altro lato l’Ucraina otterrebbe una fondamentale boccata d’ossigeno, dato che dal 2022 le truppe russe hanno sistematicamente preso di mira la rete elettrica e le infrastrutture energetiche, soprattutto a ridosso della stagione invernale, con l’obiettivo di stremare la popolazione civile e piegarne la resistenza.

Esistono quindi le premesse per guardare con un cauto ottimismo alla possibilità di uno stop ai raid sulle infrastrutture vitali, ma il quadro rimane estremamente complesso. Per Mosca, colpire l’apparato energetico ucraino è parte integrante di una martellante campagna militare orientata all’occupazione totale del Donbass e all’eventuale avanzata verso la costa di Odessa.

In questo contesto, le pressioni e le sanzioni verbali di Trump contro la leadership di Kiev creano una dinamica ambivalente: se da un lato possono costringere l’Ucraina a scendere a patti, dall’altro rischiano di incentivare il Cremlino. Ogni concessione o segnale di debolezza di Kiev rischia infatti di convincere la leadership russa che valga la pena prolungare le operazioni militari per massimizzare i guadagni territoriali, perseguendo quel disegno strategico sulla “Nuova Russia” che da sempre affascina i circoli geopolitici moscoviti.

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