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L’Ucraina ha fatto la sua scelta. Sta con Mosca e lascia l'Europa. Troppe le pressioni della Russia, troppa la paura  di rimanere senza rifornimenti gas. Ormai sembrava fatta, la firma dell’accordo di associazione con l’Ue era in programma per il 28-29 novembre al vertice di Vilnius. Ma il governo Ucraino ha cambiato idea e tutti i progetti sono saltati.

Anzi Kiev ha anche annunciato la ripresa di "un dialogo attivo" con la Russia e gli altri membri dell'Unione doganale e della Comunità degli Stati indipendenti (ex Urss) per rafforzare i legami commerciali ed economici

Una sfida per l’Europa che aveva posto come condizione all'accordo il ricovero all’estero per Yulia Tymoshenko malata da tempo. Il fatto è che avvicinarsi all’Europa forse non conveniva troppo all’ex roccaforte Urss. La Russia era passata dalle minacce ai fatti innalzando un filo spinato lungo il confine dell’Ucraina nella regione di Luhans'k. E quella barriera rischiava di diventare più che un simbolo e trasformarsi in un vero e proprio muro che poteva estendersi lungo i 4000 chilometri di confine cingendo tutta la frontiera tra i due Stati.

Lo stesso ministro degli esteri russo Sergej Lavrov aveva parlato di un cambiamento di rapporti tra i due Paesi. L’accordo economico con l’Ue avrebbe reso necessaria l’esposizione di un passaporto e il passaggio di un check point proprio come ai tempi del muro di Berlino. In pratica la grande madre Russia ha messo in atto da mesi una guerra invisibile con il Paese di confine per ristabilire nell’area dell’ex Unione Sovietica la propria influenza a discapito degli interessi dell’Europa che, a sua volta, stava tentando di conquistare mercati negli stessi Paesi.

Per il momento a pagare i rapporti tesi tra i due Paesi sono stati i cittadini. La regione di Luhans'k, dove si stava costruendo il muro, è russofona, abitata da famiglie che si sono mischiate e che hanno rapporti lavorativi con i cugini russi. Ma i problemi potevano presto diventare più importanti e portare anche a un blocco del commercio di prodotti agricoli e industriali.

DISGREGAZIONE URSS - All’origine della tensione tra due paesi gemelli c’è la disgregazione dell’Urss ma anche un prestito non saldato. A gennaio Gazprom, il maggior estrattore di gas del mondo che ha sede in Russia, ha presentato un conto a Kiev di 7 miliardi di dollari per una bolletta non pagata del 2012. Secondo i contratti take or pay che legano Russia e Ucraina firmati nel 2009 ci sarebbe ancora questa somma da saldare, sostengono a Mosca.

E allora non stupiscono le affermazioni del premier Medvedev, dopo la conferma dell’accordo di associazione e libero scambio tra Kiev e Bruxelles: “L’Ucraina farà la fine della Grecia o di Cipro”. L’integrazione dei paesi dell’ex Urss con Bruxelles promossa nell’ambito del Partenariato orientale era vista dalla Russia come una sfida politica e una minaccia al suo dominio sul territorio ex sovietico.

Con l’erezione del muro, Mosca aveva fatto capire a Kiev che doveva  scegliere tra l’associazione con Bruxelles e l’Unione doganale eurasiatica. Un uomo forte di Putin, il consigliere Sergei Glazyev, aveva minacciato: “La firma dell’Ucraina sarà un freno al dialogo eurasiatico. Il governo ucraino ha fatto la sua scelta, che è politica”. Ma senz’altro il prezzo più caro che l’Ucraina avrebbe pagato con l’accordo con l’Ue è quello relativo al gas russo. Il timore era che la Russia potesse chiudere i rubinetti come era avvenuto a gennaio del 2009, quando anche l’Europa – che riceve la gran parte del gas russo attraverso la rete dei gasdotti ucraini – ha rischiato di rimanere al freddo.

Anna Gaudenzi

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L’Ucraina ha fatto la sua scelta. Sta con Mosca e lascia l'Europa. Troppe le pressioni della Russia, troppa la paura  di rimanere senza rifornimenti gas. Ormai sembrava fatta, la firma dell’accordo di associazione con l’Ue era in programma per il 28-29 novembre al vertice di Vilnius. Ma il governo Ucraino ha cambiato idea e tutti i progetti sono saltati.

Anzi Kiev ha anche annunciato la ripresa di "un dialogo attivo" con la Russia e gli altri membri dell'Unione doganale e della Comunità degli Stati indipendenti (ex Urss) per rafforzare i legami commerciali ed economici

Una sfida per l’Europa che aveva posto come condizione all'accordo il ricovero all’estero per Yulia Tymoshenko malata da tempo. Il fatto è che avvicinarsi all’Europa forse non conveniva troppo all’ex roccaforte Urss. La Russia era passata dalle minacce ai fatti innalzando un filo spinato lungo il confine dell’Ucraina nella regione di Luhans'k. E quella barriera rischiava di diventare più che un simbolo e trasformarsi in un vero e proprio muro che poteva estendersi lungo i 4000 chilometri di confine cingendo tutta la frontiera tra i due Stati.

Lo stesso ministro degli esteri russo Sergej Lavrov aveva parlato di un cambiamento di rapporti tra i due Paesi. L’accordo economico con l’Ue avrebbe reso necessaria l’esposizione di un passaporto e il passaggio di un check point proprio come ai tempi del muro di Berlino. In pratica la grande madre Russia ha messo in atto da mesi una guerra invisibile con il Paese di confine per ristabilire nell’area dell’ex Unione Sovietica la propria influenza a discapito degli interessi dell’Europa che, a sua volta, stava tentando di conquistare mercati negli stessi Paesi.

Per il momento a pagare i rapporti tesi tra i due Paesi sono stati i cittadini. La regione di Luhans'k, dove si stava costruendo il muro, è russofona, abitata da famiglie che si sono mischiate e che hanno rapporti lavorativi con i cugini russi. Ma i problemi potevano presto diventare più importanti e portare anche a un blocco del commercio di prodotti agricoli e industriali.

DISGREGAZIONE URSS - All’origine della tensione tra due paesi gemelli c’è la disgregazione dell’Urss ma anche un prestito non saldato. A gennaio Gazprom, il maggior estrattore di gas del mondo che ha sede in Russia, ha presentato un conto a Kiev di 7 miliardi di dollari per una bolletta non pagata del 2012. Secondo i contratti take or pay che legano Russia e Ucraina firmati nel 2009 ci sarebbe ancora questa somma da saldare, sostengono a Mosca.

E allora non stupiscono le affermazioni del premier Medvedev, dopo la conferma dell’accordo di associazione e libero scambio tra Kiev e Bruxelles: “L’Ucraina farà la fine della Grecia o di Cipro”. L’integrazione dei paesi dell’ex Urss con Bruxelles promossa nell’ambito del Partenariato orientale era vista dalla Russia come una sfida politica e una minaccia al suo dominio sul territorio ex sovietico.

Con l’erezione del muro, Mosca aveva fatto capire a Kiev che doveva  scegliere tra l’associazione con Bruxelles e l’Unione doganale eurasiatica. Un uomo forte di Putin, il consigliere Sergei Glazyev, aveva minacciato: “La firma dell’Ucraina sarà un freno al dialogo eurasiatico. Il governo ucraino ha fatto la sua scelta, che è politica”. Ma senz’altro il prezzo più caro che l’Ucraina avrebbe pagato con l’accordo con l’Ue è quello relativo al gas russo. Il timore era che la Russia potesse chiudere i rubinetti come era avvenuto a gennaio del 2009, quando anche l’Europa – che riceve la gran parte del gas russo attraverso la rete dei gasdotti ucraini – ha rischiato di rimanere al freddo.

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