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Usa-Cina, Noci: “Pechino oggi è in vantaggio. Trump si è messo in difficoltà da solo. È una sfida tecnologica per il governo del mondo”

Il professore del Politecnico di Milano spiega ad Affaritaliani cosa c’è davvero in gioco nel vertice Trump-Xi, tra terre rare, chip e leadership globale

Usa-Cina, Noci: “Pechino oggi è in vantaggio. Trump si è messo in difficoltà da solo. È una sfida tecnologica per il governo del mondo”
Donald Trump e Xi Jinping

Trump-Xi, Noci: “Non è una guerra commerciale, è una sfida tecnologica per il governo del mondo”

Mentre Donald Trump e Xi Jinping si preparano al confronto, Stati Uniti e Cina arrivano al vertice con interessi contrapposti ma anche con dipendenze reciproche difficili da spezzare. Da una parte Washington punta sulla leva dei dazi e sul controllo dei semiconduttori più avanzati, dall’altra Pechino può giocare la carta delle terre rare, diventate uno degli strumenti più importanti nella competizione con gli Usa.

Ma dietro lo scontro commerciale si gioca una partita molto più ampia: quella per la leadership tecnologica ed economica globale. Chi arriva più forte al confronto tra Trump e Xi? Quanto pesano le scadenze politiche americane rispetto ai tempi di Pechino? E soprattutto, il mondo sta davvero andando verso una separazione dell’economia in due blocchi oppure le interdipendenze tra Cina e Stati Uniti sono ancora troppo profonde?

A fare il punto è Giuliano Noci, Professore Ordinario in Ingegneria Economico-Gestionale presso la School of Management del Politecnico di Milano, che ad Affaritaliani analizza i rapporti di forza tra Washington e Pechino e la posta in gioco del vertice: «Questa non è una competizione commerciale, è una competizione tecnologica per il governo del mondo».

Professor Noci, chi ha più da perdere da un fallimento del vertice tra Trump e Xi: Stati Uniti o Cina? Tra dazi americani e terre rare cinesi, chi ha oggi l’arma economica più forte e chi è più vulnerabile?

“Io credo che da questo incontro non uscirà nessun vincitore. L’importante, in primo luogo, è che il vertice si tenga, perché oggettivamente non era scontato. Il fatto stesso che avvenga significa che entrambe le superpotenze sono consapevoli, da un lato, della necessità di mantenere aperto un dialogo su temi come l’intelligenza artificiale applicata al settore militare e, dall’altro, dell’esistenza di interdipendenze tra i due Paesi che sono ineludibili: le terre rare per gli Stati Uniti nei confronti della Cina, i semiconduttori e, in parte, il mercato americano per la Cina.

Detto questo, entrambi gli interlocutori prenderanno tempo. Hanno bisogno che questo incontro avvenga: Trump deve mostrare qualche risultato in vista delle elezioni di Midterm, mentre Xi Jinping deve affrontare importanti questioni legate alla tutela dell’export cinese.

Se dovessi dire chi abbia oggi maggiore forza negoziale, farei alcune considerazioni. È un incontro tra due Paesi che attraversano entrambi un momento di debolezza. Tuttavia, la Cina è in vantaggio. Innanzitutto ha il tempo dalla sua parte: Trump ha davanti le elezioni di Midterm, mentre Xi Jinping non ha, in questo momento, scadenze altrettanto significative. In secondo luogo, la questione delle terre rare pone Pechino in una posizione di vantaggio importante.

Trump, purtroppo per lui e per gli Stati Uniti, ha fatto di tutto per mettersi in difficoltà. La scellerata guerra nel Golfo ha tutte le ripercussioni economiche che sappiamo; l’atteggiamento duro nei confronti dell’India ha avvicinato Nuova Delhi alla Cina; e nel Golfo il fatto che non risponda ai richiami dell’Arabia Saudita mette in difficoltà anche Riad, che potrebbe diventare più sensibile alle lusinghe cinesi. Quindi, pur in un quadro di debolezza di entrambe le parti, credo che in questo momento la Cina abbia qualche vantaggio”.

Semiconduttori e intelligenza artificiale stanno diventando il vero terreno dello scontro economico tra Stati Uniti e Cina. Siamo ancora davanti a una guerra commerciale oppure ormai a una competizione per stabilire chi controllerà le tecnologie e le filiere industriali del futuro?

“Questa non è una competizione commerciale, è una competizione tecnologica per il governo del mondo. Lo scontro commerciale è la superficie. Il vero tema è che, per la prima volta dal dopoguerra, gli Stati Uniti si trovano davanti un interlocutore con un livello di forza quasi alla pari.

Durante la Guerra fredda, l’Unione Sovietica era certamente un Paese dotato di una buona tecnologia militare, ma non era un pari economico degli Stati Uniti. Oggi Washington si trova invece di fronte a un Paese con una popolazione quattro volte superiore a quella americana, tecnologicamente molto più forte degli Stati Uniti dal punto di vista manifatturiero e con una crescita militare non secondaria.

Sono tutti elementi che indicano come sia in corso un tentativo di riassestare quello che era un ordine unipolare a guida americana verso un ordine quantomeno multipolare. Ma gli Stati Uniti, per usare il linguaggio di Trump, non hanno in mano le carte giuste per vincere”.

Una tregua commerciale può davvero rilanciare gli scambi o la separazione economica tra Usa e Cina è ormai inevitabile, e dobbiamo abituarci a un’economia mondiale sempre più divisa in due blocchi?

“Credo che una divisione netta in due blocchi sia quasi impossibile. Entrambi gli interlocutori stanno prendendo tempo perché vogliono aumentare il proprio livello di autonomia e dipendere sempre meno dalla controparte.

È chiaro che ciascuno cerca di creare delle proprie zone di influenza, ma arrivare a due veri e propri blocchi separati sarà molto difficile, proprio per il livello di interdipendenza che caratterizza oggi le catene globali di fornitura”.

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