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Usa, il giallo del licenziamento di Paolo Zampolli. “Si sarebbe spinto oltre i limiti”. Silurato l’inviato speciale di Trump

La faida con il vice Segretario di Stato e la clamorosa decisione

Usa, il giallo del licenziamento di Paolo Zampolli. “Si sarebbe spinto oltre i limiti”. Silurato l’inviato speciale di Trump

Paolo Zampolli, il controverso amico di Donald Trump nominato al Dipartimento di Stato, e coinvolto in uno scontro via email con il vice Segretario di Stato, è stato rimosso dall’incarico di inviato speciale poche ore dopo la pubblicazione, da parte di Politico, di un articolo che ricostruiva il conflitto. Un funzionario americano ha confermato il licenziamento di Zampolli, dichiarando che “il suo incarico di inviato è stato revocato e che non è più un dipendente del governo”.

Amico personale di Donald Trump e della moglie Melania, che lui aveva introdotto nel mondo della moda, Paolo Zampolli è stato licenziato poche ore dopo che Politico aveva pubblicato un articolo che ricostruiva la faida, durata mesi e combattuta via email, con il vice segretario di Stato Christopher Landau. I due funzionari avevano litigato sulle rispettive competenze e sulla catena di comando, con Landau che cercava di mantenere Zampolli concentrato sul suo incarico di inviato culturale. Zampolli, invece, in un’intervista ha attaccato duramente Landau, sostenendo che il vice segretario stesse cercando di “distruggere” tutto quello che lui faceva.

Negli anni Novanta Zampolli aveva lavorato come agente nel mondo della moda e rappresentava Melania, che presentò all’attuale Presidente. Durante il primo mandato di Trump, Zampolli era stato nominato nel consiglio di amministrazione del Kennedy Center. Nella seconda amministrazione, il Presidente lo ha poi nominato rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali. In questo ruolo, Zampolli avrebbe dovuto rappresentare gli Stati Uniti agli eventi culturali internazionali. Invece, secondo quanto ha ricostruito Politico, Zampolli si sarebbe spinto ben oltre i limitati del suo mandato, incontrando funzionari stranieri per discutere questioni estranee alla cultura. Landau lo aveva accusato di “insubordinazione”.

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