La spinta del Pentagono sulla difesa aerea passa da Lockheed Martin, colosso statunitense dell’ingegneria aerospaziale e della difesa, con sede a Bethesda, nato nel 1995 dalla fusione tra Lockheed Corporation e Martin Marietta. Mercoledì, l’esercito USA ha annunciato un contratto dal valore massimo di 59 miliardi di dollari per aumentare drasticamente la produzione degli intercettori Patriot PAC‑3 MSE, in un momento in cui i conflitti in Iran e Ucraina stanno erodendo le scorte americane di sistemi chiave per la difesa aerea. Il nuovo accordo trasforma un precedente contratto annuale da 4,7 miliardi, siglato ad aprile, in una bozza settennale che coprirà gli anni fiscali dal 2026 al 2032. L’obiettivo è ambizioso: triplicare la produzione, passando dagli attuali circa 600 missili l’anno a 2.000 entro il 2030. Per sostenere l’espansione, Lockheed prevede di assumere 650 nuovi dipendenti nello stabilimento di Camden, Arkansas, portando la forza lavoro a circa 1.850 unità.
La pressione politica e militare è forte. I negoziatori del Pentagono chiedono ai contraenti di accelerare i tempi, mentre la Casa Bianca insiste affinché le aziende della difesa privilegino la capacità produttiva rispetto alla remunerazione degli azionisti. A gennaio, il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per individuare le società in sottoperformance che continuano a distribuire profitti agli investitori. Le aziende del settore accolgono con favore gli accordi pluriennali, ma avvertono che il Congresso dovrà stanziare fondi adeguati per permettere investimenti più consistenti in componenti e infrastrutture. Molti dettagli contrattuali, incluse le date di consegna, restano ancora in negoziazione.
Un’intesa parallela è stata raggiunta con RTX-Raytheon per aumentare la produzione dei missili da crociera Tomahawk, dagli attuali 60 l’anno fino a un potenziale ritmo di 1.000 unità annue. Lockheed Martin investirà inoltre 8‑9 miliardi di dollari entro il 2030 per modernizzare oltre 20 strutture negli Stati Uniti, con nuovi centri per le munizioni in Alabama e Arkansas. Il PAC‑3 MSE, intercettore “hit‑to‑kill”, è uno dei pilastri del sistema Patriot, progettato per contrastare missili balistici, da crociera e velivoli. Secondo una stima del Center for Strategic and International Studies, l’esercito americano dispone oggi di meno di 1.000 intercettori Patriot e meno di 250 THAAD, entrambi impiegati intensamente nelle operazioni recenti in Medio Oriente.

