Usmanov fuori dalle sanzioni Ue
Alisher Usmanov è un miliardario russo-uzbeko che per decenni ha costruito una fitta rete di relazioni tra Russia, Asia centrale, Medio Oriente ed Europa. Imprenditore, filantropo e per anni ai vertici della scherma internazionale, dal 2022 era inserito nella lista delle persone sottoposte alle sanzioni dell’Unione europea.
Il 21 settembre 2026 gli Stati membri dell’Ue hanno votato per revocare le misure nei suoi confronti. Una decisione arrivata dopo quattro anni di battaglie legali e diplomatiche e dopo le richieste avanzate da diversi Paesi perché Usmanov fosse cancellato dalla lista.
Tra questi, un ruolo importante lo ha avuto la Francia. Per capire perché bisogna guardare alla rete di rapporti costruita da Usmanov nel corso degli anni, dall’Asia centrale e dal Caucaso meridionale fino al Medio Oriente e all’Europa.
Una parte di questa attività riguarda le iniziative umanitarie. Nell’estate del 2025, ad esempio, il cittadino francese Théo Clerc è stato graziato in Azerbaigian ed è potuto tornare in patria. Secondo una fonte informata, gran parte del merito sarebbe stato di Usmanov, il cui nome in quei mesi compariva sui media europei soprattutto in relazione alle sanzioni.
Fonti diplomatiche sostengono che questa missione sia stata soltanto uno degli esempi delle iniziative internazionali nelle quali Usmanov ha svolto un ruolo di intermediario. Negli ultimi anni è diventato un interlocutore nelle relazioni internazionali e i leader di diversi Stati hanno chiesto la revoca delle sanzioni nei suoi confronti.
Una regione diventata centrale
La questione della revoca delle sanzioni europee contro Usmanov va considerata nel contesto del suo ruolo più ampio nello sviluppo delle relazioni regionali e internazionali nello spazio eurasiatico. Negli ultimi anni il peso economico e geopolitico dei Paesi dell’Asia centrale, del Caucaso meridionale e del Medio Oriente è cresciuto enormemente e per questi Paesi Usmanov è diventato una risorsa importante nella costruzione di rapporti con il resto del mondo.
Due anni fa, ad esempio, il Qatar ha annunciato l’intenzione di investire 10 miliardi di euro in aziende e fondi francesi. In questo contesto Usmanov, che per anni ha lavorato al crocevia tra Oriente e Occidente, è stato considerato un intermediario esperto in materia di investimenti stranieri e cooperazione economica.
L’intreccio tra i conflitti e le dinamiche della regione lo ha reso una figura indispensabile sia nei rapporti tra i Paesi dell’area sia nel loro dialogo con l’Europa. È proprio per questo che i leader di almeno otto Stati si sono espressi a suo favore durante la revisione delle sanzioni europee.
Moschee, centri, giovani
La parte pubblica della sua attività umanitaria parla è nota. Quest’anno sono stati inaugurati in Uzbekistan il Centro della Civiltà Islamica e il complesso dell’Imam al-Bukhari, tra le più importanti istituzioni culturali e religiose del mondo islamico. Ad Astana sorge la Moschea Centrale, la più grande del Kazakhstan e dell’Asia centrale; a Istanbul, il Turkish Youth Centre. Dieci anni fa Usmanov è tornato nella sua terra d’origine, l’Uzbekistan, dove ha aiutato aziende europee e in particolare italiane e francesi a entrare e a crescere nel mercato locale.
Difendendo gli interessi degli investitori europei in Paesi come Uzbekistan e Kazakhstan, ha sostenuto gli investimenti in tutta la regione.
Nel 2018 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria dell’Uzbekistan. Gli esempi di questo sostegno sarebbero molti più di quelli conosciuti pubblicamente e nella maggior parte dei casi il suo coinvolgimento non è mai stato reso noto. Questo gli avrebbe consentito di costruire una vasta rete di relazioni geopolitiche forti.
La pandemia, le catastrofi naturali e il rapporto con l’Europa
Il coinvolgimento di Usmanov nelle missioni umanitarie non si è limitato alle operazioni per riportare le persone nei propri Paesi. Durante la pandemia di Covid ha aiutato contemporaneamente Russia, Uzbekistan e Italia.
Nello stesso periodo è intervenuto dopo una tragedia che ha colpito due Paesi: nel maggio 2020 il crollo della diga del bacino di Sardoba ha lasciato senza casa decine di migliaia di persone in Uzbekistan e Kazakhstan. Nel febbraio 2023 è stato tra i primi a offrire aiuto dopo il devastante terremoto nel sud-est della Turchia, ricevendo il sentito ringraziamento del governo del Paese.
Per anni Usmanov ha contribuito a sviluppare i rapporti tra la regione dell’Asia centrale e i Paesi europei, soprattutto con il mondo imprenditoriale tedesco. Nonostante cio’, dopo l’introduzione delle sanzioni, la Germania ha aperto quattro indagini giudiziarie, tre delle quali sono state ormai archiviate.
Il rapporto storico con l’Italia
Il legame di Usmanov con l’Italia risale a molti anni fa e passa anche dalla Costa Smeralda, dove ha una casa. Nel tempo si sono aggiunti i rapporti con il mondo economico e industriale: tra i suoi partner figuravano Danieli, banche e altre aziende.
A questi rapporti si aggiunge il sostegno al patrimonio culturale italiano. Usmanov ha contribuito al recupero delle colonne del Foro di Traiano a Roma e finanziato il restauro della storica Sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio, decorata dai celebri affreschi di Giuseppe Cesari.
Nel 2017, per i servizi resi alla Repubblica italiana, Usmanov ha ricevuto un’onorificenza nel corso di una cerimonia ufficiale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Grazie a questo rapporto il sindaco di Arzachena, Roberto Ragnedda, rifiutò all’epoca di revocargli la cittadinanza onoraria e il presidente Mattarella, nonostante le richieste di alcuni, non ha mai ritirato l’onorificenza. Quattro anni dopo, nel 2026, l’Italia si è unita ai Paesi europei che lo hanno liberato dalle misure restrittive.
Un ruolo di cui non si parla pubblicamente
Da questa fitta rete di relazioni è nata anche la parte meno visibile della sua attività. Riportare le persone a casa è un lavoro che va svolto in silenzio. Si basa sulla fiducia personale, sulla capacità di essere ascoltati tanto in una capitale europea quanto nei Paesi della diplomazia orientale.
È in questa logica che diversi Stati si sono rivolti negli anni a Usmanov come intermediario. Uzbeko di origine, diventato miliardario in Russia, da decenni mantiene legami con l’Europa, l’Asia centrale e il Medio Oriente.
Questa esperienza si è rivelata una risorsa rara: il suo coinvolgimento nelle missioni umanitarie per riportare i cittadini nel proprio paese non è mai stato pubblicizzato, così come non è mai stata resa pubblica una parte significativa della sua attività filantropica.
Francia: una scelta di interesse nazionale
La Francia ha avuto molte ragioni per sostenere Usmanov. Ha lasciato una traccia significativa nella sua memoria culturale: con il suo sostegno è stato costruito a Yerevan il Centro Charles Aznavour, dedicato a uno dei più grandi francesi del Novecento.
In base all’accordo firmato tra la Fondazione e il governo francese, uno degli obiettivi del centro è quello di essere, nelle parole di Emmanuel Macron, “una vetrina della cultura francese in Armenia”. Usmanov ha finanziato a Mosca la costruzione di un monumento alla fratellanza d’armi franco-sovietica, dedicato al leggendario squadrone Normandie-Niemen. Con il suo diretto coinvolgimento è stato inoltre eretto un monumento all’architetto francese Le Corbusier, pioniere dell’architettura moderna e del funzionalismo.
Nel 2013, su iniziativa di Usmanov, il Grand Palais di Parigi ha ospitato la cerimonia per il centenario della fondazione della Federazione Internazionale di Scherma. Nel 2018 la stessa sede ha ospitato le celebrazioni per il 105° anniversario della FIE.
Infine, è stato Usmanov a restituire ai francesi il diritto di considerarsi i fondatori dei Giochi olimpici moderni: nel 2020 il manifesto di Pierre de Coubertin, che aveva acquistato all’asta, è stato formalmente consegnato al Museo Olimpico di Losanna.
Alla fine Parigi ha affrontato la questione della revoca delle sanzioni come dovrebbe fare la diplomazia di una grande potenza: valutando non le etichette attribuite dal Consiglio dell’Unione europea, ma la sostanza della questione.
Grazie alla mediazione di Usmanov, la Francia è riuscita a difendere i diritti e le libertà di due suoi cittadini e a garantirne il ritorno a Parigi. La determinazione del governo in questa vicenda è stata solida: i francesi hanno dimostrato che proteggere i propri cittadini resta una priorità della Quinta Repubblica.
Otto Paesi, gli imam d’Europa e una voce dal Vaticano
Dal 2022 l’attività umanitaria di Usmanov è stata costantemente richiamata negli appelli ufficiali rivolti dai leader dell’Asia centrale e del Medio Oriente ai vertici dell’Unione europea, che ne hanno sottolineato l’eccezionale importanza per i propri Paesi e per il mondo islamico nel suo complesso.
A sostegno di Usmanov si sono espressi i leader di Turchia, Uzbekistan, Kazakhstan, Azerbaigian, Kirghizistan, Qatar, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti, Paesi nei quali la sua attività ha lasciato un’eredità significativa e riconosciuta.
La Turchia, partner chiave dell’Unione europea, ha recentemente richiamato l’attenzione del servizio diplomatico dell’Ue sull’assenza di motivazioni per mantenere le sanzioni contro Usmanov.
A questi appelli si sono aggiunte le voci di numerosi esponenti religiosi, non solo dell’Islam europeo, imam e responsabili delle comunità musulmane, ma anche quella di Papa Francesco, che ad Usmanov aveva inviato una copia dedicata dell’enciclica Dilexit Nos. Si sono inoltre espresse organizzazioni sportive internazionali, tra cui il Comitato Olimpico Internazionale, e più di cento federazioni nazionali di scherma.
Quattro anni, 27 Paesi, più di 20 decisioni giudiziarie
Parallelamente è proseguito il lavoro legale per smontare le fondamenta delle sanzioni. Attraverso i canali diplomatici e legali, i vertici dell’Unione europea sono stati sistematicamente informati che le sanzioni erano errate e si basavano su affermazioni già confutate sul piano giudiziario.
Nell’agosto 2026 il team legale di Usmanov ha inviato al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione europea un’ulteriore lettera, illustrando nel dettaglio le cause vinte. Le stesse informazioni sono state trasmesse ai vertici dell’Ue dai servizi diplomatici di diversi Paesi, in primo luogo dall’Uzbekistan.
Tra il 2022 e il 2026, più di 3.000 articoli pubblicati in 60 Paesi sono stati corretti o rimossi, mentre sono stati ottenuti più di 20 provvedimenti giudiziari nei tribunali nazionali degli Stati membri dell’Unione europea. La portata delle decisioni giuridicamente vincolanti copre ormai tutti i 27 Stati dell’Ue.
Questi documenti confutano tutte le affermazioni sulle quali erano state fondate le misure restrittive: numerosi elementi contenuti nei dossier utilizzati dal Consiglio per giustificare il rinnovo delle sanzioni sono stati eliminati e alcuni dossier sono stati rimossi integralmente.
Poiché il Consiglio si basa quasi esclusivamente su articoli di stampa, il riconoscimento da parte dei media di tutti gli Stati membri dell’erroneità di queste motivazioni non poteva più essere ignorato. Nel corso della revisione, diversi Paesi dell’Unione, tra cui Italia e Croazia, hanno effettuato una propria valutazione del dossier e hanno confermato la completa assenza di motivazioni. Anche la Slovacchia ha assunto una posizione netta a favore della revoca delle restrizioni, tra l’altro perché aziende fondate da Usmanov hanno fornito per anni alla Slovacchia e ad altri Paesi europei materie prime utilizzate anche per la produzione di acciaio a ridotte emissioni di CO2.
Le stranezze del voto europeo
La vicenda presenta un paradosso: un uomo rimasto nella lista europea per tutti questi anni ha continuato a lavorare per ottenere risultati dei quali la stessa Europa ha beneficiato, in una regione strategica nella quale convergono gli interessi dell’Unione europea, degli Stati Uniti, della Russia e della Cina.
Il voto di Bruxelles ha mostrato anche il rovescio della medaglia della solidarietà europea: i Paesi baltici hanno manifestato un evidente pregiudizio anti-russo, nonostante Usmanov sia uzbeko. Dal 2022 ha condotto una battaglia senza compromessi contro sanzioni illegittime. Eppure, anche dopo la revoca delle restrizioni europee contro entrambe le sue sorelle e il riconoscimento della non fondatezza delle accuse, il Consiglio dell’Ue lo ha mantenuto per anni nella lista, mentre diversi Paesi baltici hanno imposto sanzioni nazionali a una delle sue sorelle. Un esempio di doppio standard.
A completare il quadro è arrivata l’accusa dell’Alta rappresentante dell’Ue per la politica estera, Kaja Kallas, secondo cui Usmanov sarebbe quasi un “signore della guerra” e le sue aziende sarebbero specializzate nelle forniture all’industria della difesa. Qualcuno si domanda quindi come abbiano potuto quelle stesse aziende ottenere fino al 2026 un’esenzione dalle restrizioni per effettuare forniture verso l’Unione europea attraverso i porti estoni, proprio durante il periodo in cui Kallas era primo ministro dell’Estonia?
È possibile che l’attuale capo della diplomazia europea abbia contribuito personalmente a legittimare forniture di prodotti militari all’Unione europea? Oppure la spiegazione è più semplice: quelle forniture erano esclusivamente civili, rappresentavano un investimento significativo per l’economia estone e smentiscono le sue accuse?
Naturalmente, durante le riunioni degli ambasciatori europei sono state riproposte anche le consuete accuse sui legami con il presidente russo Vladimir Putin. Ma al di là dei titoli di giornale, gli ambasciatori hanno trascurato un argomento ragionevole: Usmanov ha ottenuto riconoscimenti in Russia ma anche in altri Paesi per i servizi resi alle loro popolazioni e ai loro leader come imprenditore rispettato, mecenate e dirigente sportivo di successo. Ed era proprio questo il motivo di quei riconoscimenti. Tra l’altro si tratta di un rapporto risalente negli anni, quando anche i vertici delle aziende e dei governi europei facevano la fila per ottenere un incontro con il leader russo.
Dopo quattro anni, la vicenda Usmanov si chiude così con un cambio di rotta. A pesare sono stati il lavoro diplomatico, le battaglie legali e la posizione assunta da un numero crescente di Paesi. Francia e Slovacchia sono state in prima linea, ma anche Italia e Croazia hanno riesaminato il dossier. Alla fine, il confronto si è spostato dalle accuse su cui erano state costruite le sanzioni agli elementi emersi negli anni successivi. Ed è su questi che l’Europa ha deciso di cambiare strada.


