Venezuela verso il voto, Caracas al tavolo con l’opposizione. Ma il percorso resta incerto
Esponenti della maggioranza e dell’opposizione venezuelana si preparano a sedersi allo stesso tavolo questa settimana per un ciclo di colloqui, promossi dagli Stati Uniti, volti a pianificare nuove elezioni.
La questione resta però spinosa e la Casa Bianca si trova sotto forte pressione — sia sul fronte interno sia a Caracas — per dimostrare nei fatti di voler guidare una transizione democratica, dopo l’arresto di Nicolás Maduro avvenuto a gennaio e l’insediamento della sua vice, Delcy Rodríguez. A ricostruire il quadro è il Financial Times.
María Corina Machado, la figura chiave della minoranza che ha guidato la campagna per scalzare Maduro nel 2024, ha dichiarato che non parteciperà ai colloqui, pur affermando che non si opporrà alle decisioni. Anche Edmundo González, il candidato espresso dall’opposizione e uscito vincitore dalle urne dopo il blocco imposto alla candidatura di Machado, ha affermato che non avrebbe partecipato. Nel frattempo, l’ala più radicale del movimento chavista al governo ha espresso aperta contrarietà al dialogo; diversi parlamentari hanno persino bruciato bandiere statunitensi e israeliane durante un corteo nei giorni scorsi.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio si è confermato l’esponente dell’amministrazione che più si è speso per la causa di nuove consultazioni. Il presidente Donald Trump ha invece mantenuto un approccio più cauto, spiegando la scorsa settimana che “per quanto riguarda le elezioni in Venezuela, non sono ancora pronte”, sebbene “prima o poi lo saranno”. Secondo Phil Gunson, analista dell’International Crisis Group a Caracas, “Trump è chiaramente soddisfatto della situazione attuale” e potrebbe preferire evitare “l’incertezza e l’autonomia intrinseche a un processo democratico”.

