“Trump ha sempre ragione, nessun litigio”: Zampolli chiarisce il “caso” sul suo presunto licenziamento
“Non si è trattato di una revoca: il mio incarico durava un anno, è stato esteso per altri sei mesi e si è semplicemente concluso per i termini previsti. A quel punto dovevo decidere se continuare a stare nel governo o tornare a fare il mio lavoro”. Così Paolo Zampolli, imprenditore ed ex inviato speciale, risponde ad Affaritaliani sui motivi che lo hanno portato a lasciare il suo ruolo nell’amministrazione americana guidata da Donald Trump. Un’esperienza che l’imprenditore giudica molto positivamente: “La mia forza è sempre stata quella di chiudere accordi e fare business. È stato magnifico vedere, ad esempio, la chiusura di una commessa da 20 miliardi per aerei in soli venti minuti”.
Smentiti i rumor secondo cui la decisione sarebbe legata a divergenze insanabili con il funzionario ed ex ambasciatore Christopher Landau, Zampolli afferma: “I contrasti personali non c’entrano nulla con la fine del mio mandato. È normale che prima delle elezioni di Midterm ci siano rotazioni e cambi di squadra”. L’ex inviato non nega tuttavia di aver avuto accese divergenze di vedute con Landau sulla gestione dell’emergenza fentanyl: “Il mio scontro con lui è sempre stato legato al fentanyl. Lui è stato ambasciatore in Messico, ossia lo snodo principale di questo traffico, ma non si è mai occupato seriamente del problema, mentre io ne parlo e me ne occupo dal 2017”. Nonostante l’uscita di scena dal governo, la stima e la lealtà verso il tycoon rimangono intatte: “I miei rapporti con Trump restano solidi e non ho assolutamente alcun problema con lui. Il Presidente ha sempre ragione. Lavorare per l’amministrazione pubblica non è un impegno a vita, non ero un ambasciatore di carriera con un mandato quadriennale”, precisa l’imprenditore.
Guardando al futuro, Zampolli si dice pronto a ripartire a pieno ritmo con le sue attività private e a rilanciare l’asse economico tra Roma e Washington: “Ho dovuto mettere in pausa tantissimi progetti perché non potevo seguirli mentre lavoravo per la presidenza. Adesso ci sono le iniziative legate al NIAF e moltissime aziende italiane mi stanno contattando”. L’obiettivo prioritario resta infatti il sostegno alle imprese del Made in Usa e d’Italia: “Il mio legame con l’Italia è ottimo. Più che con le istituzioni pubbliche, intendo lavorare direttamente con il mondo del business, che è ciò che conta davvero. Per gestire la mole di opportunità che abbiamo di fronte, ho già strutturato un team parallelo a me che si occuperà in modo specifico delle aziende italiane”, conclude Zampolli.
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