Di Marco Scotti
@marcoscotti83
Un annuncio di Conad compare a tutta pagina in molti quotidiani. Invita a prendere coscienza della situazione drammatica dei produttori di latte, che vedono ridursi sempre di più i margini di guadagno e che, per normativa comunitaria, potranno vendere il latte a 0,35 euro al litro. È un obbligo, non c’è possibilità di deroga. Non è un prezzo consigliato, è quello imposto. Un prezzo che rischia di far saltare l’intero comparto, che promette di dare battaglia con uno sciopero generale fissato per venerdì 6 febbraio
E Conad? Conad decide che a tutto c’è un limite, che la guerra al ribasso sul prezzo di un bene primario come il latte non può e non deve esistere. Che ogni mattina gli italiani devono prendere coscienza che la loro colazione non può passare per la distruzione di una filiera produttiva. E quindi la catena di supermercati prende una decisione: pagherà ai produttori di latte 38 centesimi di euro al litro. Quei tre centesimi, che detti così sembrano una cifra irrisoria, permetteranno ai produttori di sopravvivere e di non rimetterci. Un gran bel risultato. L’amministratore delegato di Conad, Francesco Pugliese, non ha nascosto la sua preoccupazione “per la crisi che sta affossando il settore”.
