In collaborazione con www.professionisti.it
Nonostante la vicina, almeno così dicono, uscita dalla Crisi, la possibilità di richiedere la sospensione del mutuo o di un prestito è un tema di grande interesse per imprese e cittadini comuni. Non ci sono buonissime notizie: la norma che avrebbe dovuto regolare questa possibilità ha subito un forte ridimensionamento in quanto a possibilità offerte. Vediamo in dettaglio.
Sospensione dei mutui: le proposte
La prima proposta prevedeva la sospensione della quota relativa alla parte capitale per piccole/medie imprese e cittadini in un’oggettiva situazione di difficoltà economica, naturalmente se documentata opportunamente. Secondo voci di corridoi istituzionali, la concessione della sospensiva sarebbe stata a discrezione delle banche o delle finanziarie erogatrici. La risposta alla richiesta avrebbe dovuto essere data entro trenta giorni dalla richiesta e il periodo di sospensione, inoltre, sarebbe stato fissato in trentasei mesi, con periodi diversi da valutare da caso a caso.
La norma approvata
Le aspettative sono state attese solo in parte. È giusto dirlo subito. Uno dei punti più caldo, quello del periodo di sospensione, si è ridimensionato: da tre anni a uno, al massimo, con possibilità di proroga. Per le piccole e medie imprese, le porte di accesso si restringono per mezzo di vincoli specifici: le aziende sono tenute a dimostrare di poter far fronte ai pagamenti una volta terminato il periodo di sospensione; le modalità sono ancora da chiarire. Inoltre, le difficoltà economiche non devono essere poi così difficili: la sospensione sarà concessa solo alle aziende dal futuro non troppo compromesso. L’accordo è il risultato del tavolo di mediazione tra parti interessate e ABI. Il ministero, infatti, non ha preso parte alla trattativa e l’accordo è stato approvato a scadenza ormai avvenuta.
L’obbligo di risposta da parte dell’ente che ha concesso il credito entro i trenta giorni dalla richiesta resta confermato. La sospensione si può rinnovare di anno in anno e le condizioni possono essere ridiscusse dagli interessati, alla scadenza di ogni anno solare. Ma è un percorso burrascoso. Indiscrezioni dicono che l’accordo può subire a breve uno stop: la mancata partecipazione del Ministero dell’Economia sembra la spada di Damocle che potrebbe comprometterne la validità. Altroconsumo, nota associazione in difesa dei consumatori, parla addirittura di una non validità della norma. Staremo a vedere. Per cittadini e imprese non resta che aspettare, soprattutto l’intervento del ministero, presumibilmente a breve, dovrebbe dimostrarsi risolutore. Dal canto nostro, ci impegniamo a tenervi aggiornati.

