In collaborazione con www.professionisti.it
La cosiddetta opzione donna consiste nella possibilità offerta dall’INPS alle lavoratrici di ottenere l’accesso anticipato alla pensione passando al calcolo contributivo. Sono tante le donne che hanno già usufruito di tale agevolazione, grazie all’estensione della validità per tutto il 2015. Alcune di esse hanno però lamentato errori nel calcolo dell’assegno pensionistico, con importi tagliati – nei casi più gravi – anche di alcune centinaia di euro. Andiamo allora a capire in che modo si può reclamare in caso di errori e qual è la motivazione di questa errata liquidazione degli assegni pensionistici.
Innanzitutto va verificato se l’INPS ha erogato l’assegno pensionistico con un importo corretto o meno. E’ bene allora ricordare i requisiti per l’accesso all’opzione donna. Possono usufruire della possibilità le lavoratrici che hanno raggiunto almeno 35 anni di contribuzione e l’età di 58 anni e tre mesi se occupate nel settore pubblico, mentre per le lavoratrici del settore privato il requisito è di un anno in meno. Le lavoratrici dipendenti possono utilizzare l’opzione per una “finestra” di un anno prima del raggiungimento dei requisiti, esteso a un anno e mezzo per le dipendenti del settore pubblico. In entrambi i casi avviene il passaggio al sistema contributivo.
Passiamo ora al calcolo vero e proprio della pensione. Per ottenere la cifra, è necessario sommare la Quota A e la Quota B, quindi il risultato va moltiplicato per il coefficiente INPS, variabile in base all’età raggiunta. La Quota A si calcola sommando le retribuzioni lorde del periodo 1986 – 1995. Il risultato va poi diviso per dieci e moltiplicato per il numero di anni di occupazione dall’inizio del percorso lavorativo fino al 1994. La Quota B, invece, si calcola sommando la retribuzione lorda degli anni a partire dal 1996. Sinora gli errori sono stati riscontrati soprattutto nel determinare la Quota A, a causa di calcoli non corretti del periodo da considerare. Anche per la Quota B non sono stati tuttavia risparmiati errori, in particolare per la mancata applicazione della rivalutazione.
Nel caso in cui ci si ritenga vittime di un errore di calcolo, si può effettuare un ricorso amministrativo nei confronti dell’INPS. Data la complessità del calcolo, prima di agire è consigliato rivolgersi a un centro di assistenza fiscale o a un consulente del lavoro, per verificare l’effettiva presenza di errori e avere assistenza nel ricorso contro l’ente pensionistico. La pensionata ha tempo fino a tre anni per effettuare il ricorso, ma è preferibile inoltrarlo il prima possibile, per non incorrere in eventuali scadenze dei termini di presentazione.
