In collaborazione con www.professionisti.it
Torniamo sul tema della rivalutazione delle pensioni affrontato precedentemente. Sono infatti sorte nuove ipotesi che potrebbero dar vita a scenari diversi rispetto a quelli delineati nello scorso post. Ricordiamo che, dopo la bocciatura da parte della Consulta della Corte dei Conti del provvedimento varato dal Governo Monti che prevedeva il blocco della rivalutazioni della pensioni, è stato stabilito un loro ritocco verso l’alto. La revisione degli assegni pensionistici ha escluso però a priori coloro che percepiscono una pensione al di sotto dei 1.500 euro, in quanto a questa categoria non era stata applicata la sospensione degli incrementi. Con le modifiche ipotizzate, potrebbe cambiare la soglia massima per la rivalutazione, passando a un importo lordo mensile superiore ai 3.200 o ai 3000 euro. Inoltre le pensioni non dovrebbero essere innalzate con un unico aumento, ma si presuppone che vengano individuati degli scaglioni temporali, con un aumento progressivo, rateizzato nel tempo. Questa procedura sarebbe possibile in quanto la Consulta della Corte dei Conti non ha giudicato il blocco della rivalutazione illegittimo per principio, ma ne ha solo contestato la durata temporale di due anni, ritenuta eccessiva. Se quindi il governo dovesse applicare una rivalutazione progressiva, tale provvedimento sarebbe ritenuto legittimo.
A seguito del pronunciamento della Consulta, si è palesata la possibilità di una class action da parte dei pensionati coinvolti, i quali – in caso di vittoria – potrebbero ricevere dall’INPS un risarcimento. Naturalmente è una semplice ipotesi, in quanto non sono ancora note le misure che verranno effettivamente applicate dal Governo Renzi. Ovviamente a ritardare l’avvio della rivalutazione delle pensioni è un ostacolo di tipo finanziario. Secondo le stime più attendibili, infatti, l’intera misura potrebbe costare allo Stato circa 14 miliardi, cifra comprendente sia le quote arretrate che gli adeguamenti futuri. Se reperire quasi un punto percentuale di PIL non sembra quindi scontato, pare che una parte della copertura finanziaria necessaria debba derivare dalla cosiddetta volontary disclosure, la norma che permette agli evasori in possesso di conti all’estero di sanare la propria posizione autodenunciandosi al fisco nazionale.
Il decreto che chiarirà tutti i dubbi molto probabilmente slitterà a settembre, nonostante le sollecitazioni da più parti a reperire a breve quantomeno i 2,6 miliardi necessari per l’anno in corso. Insomma, i pensionati dovranno ancora aspettare prima di poter vedere delle modifiche positive della loro situazione pensionistica.
