L’intelligenza artificiale è un fattore centrale per lo sviluppo industriale secondo 9 manager italiani su 10, ma le imprese devono ancora superare ostacoli che ne limitano l’adozione. A partire dalla mancanza di competenze, indicata dal 53,4% degli intervistati, fino alla difficoltà di misurare il ritorno economico degli investimenti e alle preoccupazioni per la sicurezza informatica.
È il quadro che emerge dall’indagine “The Navi World Vision”, realizzata da ANGI, Associazione Nazionale Giovani Innovatori, in collaborazione con Fiera Milano e presentata il 7 ottobre durante la prima giornata del Business Leaders Summit. L’evento, organizzato da Business International, la knowledge unit del Gruppo Fiera Milano, prosegue fino all’8 ottobre all’Allianz MiCo di Milano, con oltre 1.000 C-level e più di 200 speaker tra manager, esperti, accademici e rappresentanti delle istituzioni.
L’indagine: come cambia il ruolo dell’AI nelle aziende
La ricerca, illustrata da Roberto Baldassari, direttore generale dell’Istituto demoscopico LAB21 dell’Università degli Studi Roma Tre, ha coinvolto complessivamente 500 manager e figure apicali di aziende italiane affiliate a Fiera Milano. Sono sette le categorie professionali considerate: CFO, HR Director, CIO, CISO, CRO, CEO e Managing Director. Il rapporto riprende il tema del Summit, “Welcome to the NAVI World: nuove mappe, nuove bussole, nuovi capitani”. L’acronimo NAVI indica Non-linearità, Accelerazione, Volatilità e Interconnessione, caratteristiche del contesto socioeconomico con cui le aziende sono chiamate a confrontarsi.
“La prima edizione di questo rapporto è una grande opportunità, perché non solo ci permette di analizzare il termometro della corsa all’AI anche tra le imprese del nostro Paese, ma offre spunti di confronto che, quando raccolti e condivisi in contesti come quello del Business Leaders Summit, consentono di tracciare la rotta da seguire per impostare strategie e azioni mirate alla crescita e allo sviluppo dell’innovazione”, sottolinea Gabriele Ferrieri, presidente di ANGI. “Certo, la strada da intraprendere, come si intuisce dalle risposte ottenute dai manager italiani, non è semplice, ma sicuramente se la si interpreta attraverso sinergie di valore, come quella messa in campo per questa ricerca, si possono raggiungere obiettivi significativi per abbracciare davvero il cambiamento in atto”.
Competenze insufficienti: il primo nodo per l’adozione
Oltre il 90% del campione riconosce l’intelligenza artificiale come fondamentale per rispondere ai cambiamenti in corso. Questa consapevolezza, però, non si traduce automaticamente nella capacità di utilizzarla in modo efficace. Per il 53,4% dei manager, la carenza di competenze rappresenta uno dei principali ostacoli all’adozione. Il problema non riguarda soltanto la disponibilità della tecnologia, spesso già presente nelle aziende, ma la possibilità di integrarla nei processi e nelle pratiche organizzative. Dal rapporto emerge quindi la necessità di rafforzare le competenze digitali del management e dei lavoratori, attraverso una risposta coordinata tra imprese, istituzioni e sistema formativo.
Il ritorno sugli investimenti resta difficile da misurare
Un secondo ostacolo riguarda la valutazione dei risultati. Il 43% degli intervistati indica la scarsa chiarezza del ROI, il ritorno sugli investimenti, come un freno all’adozione dell’AI. Nel dettaglio, l’8,7% dei CFO non applica calcoli formali del ROI ai progetti di intelligenza artificiale, mentre il 12,9% dei Managing Director non misura il time-to-value, ossia il tempo necessario affinché l’investimento produca valore. La mancanza di metriche condivise rende più difficile valutare i progetti e sostenerli nel tempo. Per questo, la ricerca richiama l’esigenza di strumenti capaci di misurare sia i benefici in termini di efficienza sia gli effetti più ampi della trasformazione aziendale, con un lavoro congiunto delle funzioni finanziarie e operative.
Cybersecurity, il 62% segnala il rischio informatico
La sicurezza è un altro punto critico. Il 62% del campione considera quello informatico il primo rischio emergente. Tra i CISO, i responsabili della sicurezza dei sistemi, l’88,5% ritiene che l’intelligenza artificiale aumenti il profilo di rischio cibernetico. Gli attacchi basati sull’AI rappresentano inoltre la principale preoccupazione per il 41,1% dei responsabili della sicurezza. I risultati indicano la necessità di accompagnare l’introduzione delle nuove tecnologie con un rafforzamento delle misure di protezione.
Tucci: imprese e professionisti avanzano a velocità diverse
“I risultati proposti dalla ricerca che abbiamo sviluppato con ANGI sottolineano come, oggi, anche il business del nostro Paese si stia radicalmente trasformando, ma a doppia velocità: da una parte, abbiamo la rincorsa all’innovazione e all’accelerazione delle imprese, dall’altra, la difficoltà dei professionisti a tenere il passo e adattarsi velocemente a questo nuovo paradigma del cambiamento e alle sue inedite caratteristiche”, osserva Tiziana Tucci, responsabile di Business International, la business unit di Fiera Milano. “Un elemento che mostra ancora di più quanto sia importante confrontarsi su questi temi per capire come abbracciare realmente un mondo difficile da interpretare e prevedere, nel quale le strategie vanno aggiornate quasi quotidianamente e resilienza, agilità e governance del dato diventano driver fondamentali per guardare al futuro”.
Baldassari: la resilienza si costruisce ogni giorno
Accanto alle difficoltà, l’indagine registra una valutazione positiva sulla capacità delle organizzazioni di affrontare il cambiamento: il 78,6% dei leader intervistati considera già la propria azienda resiliente e adattiva. “Il NAVI World — non-linearità, accelerazione, volatilità, interconnessione — è il presente, non il futuro”, conclude Baldassari. “Il 78,6% dei leader intervistati vede già la propria organizzazione come resiliente e adattiva dentro questo contesto. È un dato che conforta. Ma la resilienza non è uno stato permanente: si costruisce ogni giorno, con le persone, le competenze, gli strumenti e la capacità di guardare lontano e, a volte, di guardare dove altri riposano lo sguardo”.
Il Summit prosegue con Rovelli, Melandri e Soldini
La giornata dell’8 ottobre completa il confronto sui cambiamenti che interessano l’industria. Tra gli appuntamenti, un approfondimento sui rischi finanziari con Bruno Rovelli, Chief Investment Strategist di BlackRock Italia, e un intervento sulla transizione ecologica e sui nuovi modelli di sviluppo affidato a Giovanna Melandri, presidente di Human Foundation e founder & global ambassador di GSGImpact.
Il discorso conclusivo sarà tenuto dal navigatore oceanico Giovanni Soldini, ambassador di Amref Health Africa-Italia, che racconterà un’esperienza di sviluppo economico e sociale sostenibile realizzata in Kenya su impulso dell’organizzazione. Al palco principale si affiancano quattro percorsi tematici negli spazi Aquarium, dedicati a HR, Finance, Risk & Cyber e Innovation, con confronti a porte chiuse tra manager ed esperti sui principali ambiti decisionali delle imprese.


